Manuale per lo scrittore ignorante

di Filippo Tuena
L’esperienza in copisteria potrà esserti utile quando ti dovrai recare in un ufficio postale per spedire le copie del romanzo che hai scritto. In linea di massima dovrebbe essere un’esperienza meno traumatica perché, per fortuna, i dattiloscritti saranno ben chiusi e sigillati all’interno delle grandi buste commerciali su cui hai diligentemente scritto le intestazioni precise delle case editrici e l’indirizzo. Ovviamente, sul retro, a caratteri ancor più chiari e leggibili, comparirà il tuo nome e il tuo recapito, casomai un pacco si smarrisse. Questo, te ne renderai conto, potrebbe essere un problema.
Normalmente uno scrittore che percorre la città con uno o più dattiloscritti corre dei seri rischi. Prima di tutto può smarrire l’involto e qualcuno può ritrovarlo, aprirlo e leggerne il contenuto. Se fosse una persona senza scrupoli potrebbe persino rintracciare l’autore e chiedere un riscatto. Ma, sappilo per certo, fattene avvertito: con i dattiloscritti in mano non ti sentirai sicuro in nessun luogo. In un ufficio postale, per esempio, potresti incorrere in almeno due situazioni pericolose, difficilmente pronosticabili.
A) Potresti incontrare un conoscente incuriosito da quei pacchi che ti appresti a spedire.
B) L’impiegata delle poste potrebbe essere a sua volta una scrittrice ignorante o un’insopportabile curiosa.
Valutiamo questa seconda ipotesi.
Avvicinandoti allo sportello noterai che l’impiegata delle poste ha un’espressione che non ti convince, piuttosto pericolosa, ma poiché avrai fatto una fila di diversi minuti e la sola presenza nell’ufficio ti pare tortura impareggiabile, affronterai il rischio e ti presenterai di fronte a lei con i tuoi plichi già intestati e sigillati.
Lei, dopo averti squadrato, ti porrà una domanda maligna, sorridendo.
- Che cosa contengono?
Normalmente le impiegate postali non formulano domande del genere a meno che non sospettino che si voglia spedire insaccati o altra merce deperibile. Ma i tuoi pacchi appaiono al tatto e alla forma per quelli che sono: dattiloscritti. Mentre tu traccheggerai sulla risposta, lei ne soppeserà uno, passerà la mano esperta sul dorso della rilegatura, riconoscendola. Tasterà persino gli angoli, scuotendo il capo.
- Così si romperanno.
- Che cosa?
- I suoi dattiloscritti.
Nel frattempo avrà notato gli indirizzi dei destinatari.
- Ah, dirà.
- Scusi?
- Ah. Sarebbe stato meglio usare imballaggi più resistenti. La prossima volta le consiglio di farlo.
- Perché dice la prossima volta?
- Crede di cavarsela con un solo invio?
A quel punto l’impiegata sorriderà. Ti guarderà con aria complice, rivoltando la busta e annotando mentalmente il tuo nome e l’indirizzo.
- Posta semplice o raccomandata?
E mentre tu rimarrai silenzioso, incerto sulla risposta, lei suggerirà:
- Raccomandata. È meglio.
- Perché?, dirai tu preoccupato dall’importo della spesa.
- Perché una raccomandata fa più effetto. La posta normale quelli la cestinano subito.
- Quelli?
- Gli editori.
Dietro di te si sarà frattanto formata una lunghissima fila e il tuo vicino sbircerà innervosito e con rabbia mal repressa il tuo indirizzo e l’impiegata che si trattiene in dolce conversare con te.
Per nulla preoccupata dall’agitazione che sta animando la fila, l’impiegata chiamerà a gran voce un collega distante alcuni metri.
- Nino!
- Eh! Elvira, che c’è?
- Senti un po’. Secondo te alle case editrici conviene spedire manoscritti con posta raccomandata o ordinaria?
- Forse basta l’ordinaria, se quelli in casa editrice aspettano il pacco. Eh, l’aspettano?
- Cchenne so. Mo’ chiedo al cliente. Eh, dica, aspettano i suoi dattiloscritti?
In quel momento Nino si sarà avvicinato alla collega e soppeserà i tuoi pacchi, leggendo anch’egli le intestazioni e ripetendo con tono più perentorio la domanda:
- Li aspettano?
A quel punto sarai costretto a rispondere.
- No.
- No? Nessuno di questi editori aspetta il suo libro?
- No, nessuno.
- È una sua iniziativa?
- Sì.
- E perché li spedisce, allora? Non sa a cosa va incontro?
Tu non saprai rispondere a questa domanda che arriva davvero al nocciolo della questione. Rimarrai immobile, silenzioso, spaventato.
- Capisco. Lei vuol farsi del male. In questo caso, bisogna essere certi del risultato. Nulla è più comico di un suicidio maldestro. In questo caso, direi per forza raccomandata. Per forza.