Il manualetto del perfetto ultrà: "Fai così e non finisci dentro"

Nei rioni caldi dei fan rossazzurri circolano sette paginette con le istruzioni per i supporter forse scritte da un avvocato

Catania - Copie del «vademecum ultrà» a rischio d’arresto, di fermo o di diffida, saltano fuori nel bel mezzo dei controlli sui supporter catanesi al quartiere Librino, storica enclave mafiosa dei Cursoti, non distante dall’abitazione di Nico Buompane, l’ex parà che nell’ottobre del 2002, con la wagneriana Cavalcata delle Valchirie sparata a tutto volume, dalla finestra di casa fece fuoco sui poliziotti prima di rubare una Volante e schiantarsi contro un muro. Il manualetto rinvenuto a margine delle perquisizioni è un ciclostile di quelli in uso agli aficionados della Curva Nord etnea. Un documento di facile lettura e semplice apprendimento che ricorda alla lontana la fotocopia distribuita alla Diaz ai black bloc del G8 di Genova. È riveduto e corretto con ragguagli locali, la mano è certamente quella di un legale.
Sette paginette senza intestazione. Consigli, suggerimenti, cautele, trucchi da adottare nel caso di arresto in flagranza di reato, per riconoscimento in video o foto, o anche per chiamate di correo da parte di colleghi già al fresco. Sono continui i riferimenti a leggi, norme, codici, sentenze di Cassazione, ricorsi al Tar che rimandano alla legge-madre sulla violenza negli stadi, la numero 401/89 riveduta, corretta e modificata con aggiustamenti continui nel 2001, 2003 e 2005 (decreto Pisanu). Indicazioni semplici per fronteggiare «la repressione dello Stato» (come l’invito a munirsi di videocamere o macchine fotografiche usa e getta per immortalare l’azione dei celerini) corredati da approfondimenti su determinati siti internet con i prestampati da indirizzare al prefetto o al questore.
L’imperativo del manualetto è d’obbligo: leggere con attenzione gli avvertimenti e comportarsi di conseguenza. Se non vi siete coperti il volto a sufficienza, se non avete adottato un abbigliamento comune agli altri ultrà così da rendere problematico il riconoscimento, «se non avete usato guanti per lanciare oggetti», se vi hanno preso sul fatto durante gli incidenti, se non avete testimoni in grado di scagionarvi... be’, difronte all’autorità costituita parlate il meno possibile, memorizzate quanto può essere utile alla difesa (targa del blindato, volti dei celerini, vestiario dei funzionari addetti all’ordine pubblico) e interpellate un avvocato di fiducia, magari uno «vicino» alla Nord per aver già difeso un diffidato. A caldo, quando il poliziotto o il carabiniere vi tiene in ostaggio, chiedete di vedere il tesserino di riconoscimento della persona senza divisa: se non ve lo mostra potete rifiutarvi di farvi perquisire e se l’ispezione avviene ugualmente «ricordatevi di dirlo al vostro legale». Che provvederà, su vostra indicazione, a denunciare il tutto al magistrato anche nel caso in cui vi siate sentiti vittime di violenze o soprusi da parte delle forze dell’ordine.
E ancora. «Qualora dovessi essere portato in questura o al comando dei carabinieri, pretendi subito di sapere in quale veste sei chiamato a rispondere nell’interrogatorio». Se ti contestano un’accusa ben precisa, tappati la bocca. Stai zitto anche se sei un semplice testimone: spiega che non ricordi bene. Meglio una parola di meno che una di più. «Limitati a fornire il tuo nome e cognome, e basta. Parla solo in presenza del tuo difensore».
Nelle pagine a seguire si offrono possibili vie d’uscita per le eventuali contestazioni sul possesso e il lancio di materiale classificato come «pirotecnico»: fumogeni, razzi, petardi, bombe carta. Stesso dicasi per chi è abituato a tirare oggetti contundenti; rischia fino a tre anni di galera. A livello repressivo - fa sapere l’anomino estensore - la legislazione penale in materia di artifizi pirotecnici si è ulteriormente inasprita (segue elenco delle norme con la quantificazione minima e massima della sanzioni previste).
Ovviamente il capitolo più delicato del tascabile è quello che maggiormente infastidice il popolo della Curva: la «diffida» amministrativa che inibisce l’entrata alla stadio. Qui i consigli svariano e abbondano: da come aggirare il provvedimento ai tempi e ai modi del ricorso al Tar «da inoltrare entro e non oltre i sessanta giorni della notifica» dell’atto che si reputa immotivato. Postilla: «Pretendi di poter estrarre copia degli atti del tuo procedimento penale» ai sensi dell’articolo 8, legge 241/90. Quanto ai neo-diffidati senza precedenti penali specifici, è bene che nel ricorso «alleghino alla copia del provvedimento il certificato dei carichi pendenti» per avere maggiori possibilità di far presa sul giudice. Qualora il periodo di diffida si sia concluso, «non ti fidare» comunque: «Se vuoi tornare allo stadio ti devi portare dietro una copia del provvedimento in quanto il tuo nome potrebbe ancora non risultare nella lista, da aggiornare, dei tifosi diffidati».
L’opuscolo contiene altre notizie utili, comprese vaghe istruzioni su come far entrare allo stadio petardi e fumogeni, striscioni fuorilegge o razzisti, armi e droga, materiale per il merchandising di curva. Se si seguono alla lettera i dettami del vademecum, l’impunità è assicurata all’ultrà. (Questo non c’è scritto, ma è come se lo fosse).
gianmarco.chiocci@ilgiornale.it