Manuel Alberto Ginés & C.

Si tratta di quattro chierici trucidati nel 1936 da miliziani rossi all’inizio della guerra civile spagnola. Il primo, Manuel Alberto Ginés, era un sacerdote di sessant’anni, nativo di Calanda (la cittadina del famoso «miracolo della gamba» descritto da Vittorio Messori in un suo libro) e coadiutore parrocchiale nella stessa città. Arrestato, chiese di essere messo in cella insieme ai sette domenicani del convento cittadino, anche loro catturati dai miliziani. Il secondo era don Zósimo Izquierdo Gil, da appena un anno parroco nella vicina Castelserás. Appena scatenatasi la caccia al frate, aveva dato rifugio nella sua casa a un giovane domenicano di Calanda. Così, arrestarono anche lui. Nello stesso giorno vennero fucilati anche il padre domenicano José Muro Sanmiguel e il novizio Joaquín Prats Baltueña. I due, scappati dal convento di Calanda, si erano incontrati in aperta campagna ed avevano deciso di proseguire insieme verso Castelserás. Qui, però, erano stati riconosciuti e acciuffati. Il primo, sacerdote, era di Tarazona, in provincia di Saragozza, ed aveva trentun anni. Quando lo fucilarono aveva preso i voti monastici da appena un anno. Il secondo, ventun anni, era di Saragozza ed aveva compreso qual fosse la sua vocazione durante un pellegrinaggio a Lourdes. Studente universitario, dopo la laurea era entrato nel convento domenicano di Calanda ed era novizio da qualche mese. Gli altri domenicani che erano stati catturati e messi in carcere vennero fucilati (insieme al fratello, sposato, di uno di loro) in date diverse ma sempre nello stesso 1936.