Manuel Barbal Cosan

Figlio di contadini, nacque a Enviny, in diocesi di Lérida, nel 1898. Aiutava nei campi quando i padri lazzaristi aprirono un collegio nella vicina Rialp. Volle frequentarlo e vi scoprì la sua vocazione. Nel 1910 entrò nel seminario di Urgel ma dopo un anno, colpito da sordità, dovette lasciare. Riuscì a farsi ammettere tra i Fratelli delle Scuole Cristiane, che lo mandarono al noviziato di Irún. Assunse il nome di fratel Giacomo Ilario e fu assegnato alle scuole di Mollerusa, dove però, data la sua menomazione, poteva solo badare i bambini (tanto, urlavano sempre). Fu poi trasferito a Manresa, indi a Oliana e a Pibrac. Finché la sua sordità non si aggravò al punto da permettergli solo lavori manuali. Nel 1934, infatti, lo mandarono a Cambrils a fare il giardiniere. Venne il 1936 e la guerra civile. La situazione si fece presto pesante per il clero e il Barbal ebbe il permesso di andare a visitare la famiglia: non si sapeva mai, poteva non esserci un’altra occasione. In abiti civili, insieme a un confratello, partì e, a sera, fece sosta nel convento di Mollerusa. Ma subito giunse la notizia che i repubblicani stavano requisendo le case religiose e arrestando tutti. I Fratelli si dispersero e il Nostro si rifugiò in casa di amici. Ma non tardò a essere scoperto e arrestato. Il tribunale di Lérida lo mandò, per competenza, a quello di Tarragona, dove venne giudicato nel gennaio del 1937. Incatenato e riconosciuto come religioso, venne senz’altro condannato a morte. Messo al muro, ben due scariche di fucileria andarono a vuoto. Lo finì il revolver dell’ufficiale.