La mappa della paura in Italia Insicuri perfino nelle chiese

Nei luoghi che un tempo erano considerati centri di socializzazione, ora si teme per la propria incolumità. Considerati a rischio anche bar, scuole e ospedali

Dove un tempo si socializzava, adesso si ha paura di rivolgere la parola agli sconosciuto. Accade al bar, allo stadio, ma addirittura in luoghi (scuole, ospedali, chiese) che un tempo erano sinonimo di sicurezza e che oggi vengono percepiti con uno stato d’animo opposto; ambienti dove si teme per la propria incolumità fisica e l’angoscia per una possibile aggressione ci spinge a diffidare di tutto e tutti.
A ridurre lo spirito di tranquillità perfino in un luogo sacro come la chiesa hanno contribuito non poco gli attentati di Unabomber che nel corso degli anni ha preso di mira tre basiliche lasciando dietro di sé una scia di feriti, tra cui una bambina alla quale è stato necessario ricostruire tre dita della mano sinistra perse a seguito dell’esplosione di una candela.
Inquietudini confermate dai dati di uno studio - che Il Giornale è in grado di anticipare - commissionato dalla Federazione nazionale delle imprese elettrotecniche (Anie) condotto su un campione di oltre 7.000 persone in Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Paesi Bassi e Spagna. Obiettivo della ricerca: capire quale sia la percezione che hanno i cittadini dei comportamenti antisociali nei rispettivi Paesi e in Europa; per quanto riguarda i nostri connazionali il 46% degli intervistati considerano la sicurezza un problema «in forte crescita».
Dalla ricerca si delinea un contesto sociale di «vera e propria emergenza». Gli italiani si sentono minacciati soprattutto nelle aree residenziali e periferiche delle città, nelle stazioni di autobus e treni, nei bar, nei pub e nei locali notturni, negli stadi sportivi e nei parchi pubblici. A giudizio degli interpellati i più preoccupanti fenomeni antisociali sono «gli atti di vandalismo, i comportamenti irrispettosi e il teppismo», mentre il bullismo rappresenta «un grave problema» principalmente per la fascia di età compresa tra i 16 e i 24 anni. Per far fronte al crescente desiderio di sicurezza, l’Anie attraverso l'Associazione federata Anciss e Assosicurezza hanno siglato una convenzione e Assosicurezza ha stipulato un accordo con il Politecnico di Milano per la realizzazione di un laboratorio delle tecnologie di sicurezza, destinato a diventare centro di formazione multilivello per gli operatori del settore. I comportamenti antisociali rappresentino un’«emergenza» anche per Gran Bretagna e Francia, mentre meno allarmati appaiono Spagna e Paesi Bassi. Alla domanda sull'entità del tema nel proprio paese, le persone dimostrano di ritenere la propria situazione peggiore di quanto sia percepibile dall'esterno.
I luoghi ritenuti maggiormente a rischio di comportamenti antisociali variano notevolmente da paese a paese.
In Italia e in Francia le zone ritenute più a rischio sono le aree residenziali. Bar e locali notturni sono ritenuti più a rischio in Gran Bretagna e Spagna.
In Germania preoccupano di più le stazioni di autobus e treni, mentre nei Paesi Bassi le aree commerciali. La ricerca rivela che i cittadini europei associano maggiormente i comportamenti antisociali ai giovani di età inferiore ai 25 anni. In tutti i paesi, la mancanza di disciplina e l'assenza di modelli positivi sono ritenuti fattori scatenanti della violenza.
La maggior parte degli intervistati ritiene che l'inasprimento delle pene sia la soluzione più efficace al problema dei comportamenti antisociali.
La Gran Bretagna presenta la più elevata percentuale di coloro che vedono un buon deterrente ai comportamenti antisociali nel divieto di consumo di alcolici nei luoghi pubblici.
Il 48% degli intervistati afferma che non affronterebbe un gruppo di quattordicenni intenti a danneggiare una fermata d'autobus; soltanto il 14% si dice sicuro di poterli affrontare. Accentando i rischi di una rissa dalle conseguenze imprevedibili.