María Antonia Bandrés y Elósegui

Spagnola della zona della Guipúzcoa, nacque nel 1898 a Tolosa in una famiglia piuttosto agiata. Era la secondogenita e aveva anche altri fratelli più piccoli. Ed era una perla di bambina: buona, simpatica e aggraziata. I suoi la iscrissero nel collegio che le suore Figlie di Gesù, di recente fondazione, tenevano in Tolosa. María Antonia, pur potendoselo permettere, non frequentava la cosiddetta buona società né, quando fu grandicella, amiche, salotti e spasimanti. No, il suo passatempo preferito era aggirarsi nei quartieri poveri per aiutare e assistere i più miserabili. Questa attività extrascolastica la portò anche a interessarsi della condizione delle operaie, che nella sua città non mancavano. Quando fu ben certa della sua vocazione religiosa, entrò nelle Figlie di Gesù a Salamanca e nel 1918 emise i voti. Ma la sua salute, che non era mai stata floridissima, nel convento declinò rapidamente, fino a oltrepassare il punto di non ritorno. La assistette fino all’ultimo un medico rinomato in Salamanca, Filiberto Villalobos. Costui era intimo di intellettuali di spicco come Indalecio Prieto e Miguel Unamuno, e a loro esternava la sua ammirazione per quella giovane suora che affrontava la malattia con una serenità sconcertante. In breve, quegli agnostici presero a seguire da lontano la lenta agonia della Bandrés, commovendosene e incrinando le loro certezze. La suora appena ventunenne si avviava alla morte come se sapesse esattamente dove stava andando e quel che di meraviglioso l’aspettava. Suor María Antonia morì, felice, nel 1919 a Salamanca.
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