María Climent Mateu

Un tempo usava battezzare i neonati nello stesso giorno in cui venivano al mondo. Ciò era dovuto, certo, alla superiore mortalità infantile rispetto ad oggi. Ma anche a una maggiore fede, perché neanche oggi la medicina garantisce al cento per cento che ci sarà il tempo e tutto il comodo per organizzare battesimi in grande stile o aspettare l'agio del parroco (certi preti adorano, chissà perché, le cerimonie collettive). Così fu per questa spagnola, nata a Játiva, nell'arcidiocesi di Valencia, nel 1887. Allora si nasceva in casa, non in ospedale, e il parroco era sempre a disposizione per battesimi, non volendo assumersi la responsabilità di una morte improvvisa senza sacramenti. María Climent Mateu fu messa a studiare dalle suore domenicane di Valencia. Aveva diversi hobby, tra cui la musica (sapeva suonare qualche strumento), il canto (aveva una bella voce da contralto) e il ricamo. Era iscritta alla San Vincenzo ed era pure segretaria del sindacato femminile cattolico. Man mano che il Paese si avviava verso quella «rivoluzione dall'alto» che doveva sfociare nella guerra civile del 1936, l'anticlericalismo diventava anticattolicesimo e infine anticristianesimo tout court. Così, la posizione di chi era particolarmente esposto, come la Mateu, si faceva sempre più difficile. Ma lei aveva coraggio da vendere e non si tirò indietro neppure quando cominciarono ad arrivare le minacce di morte. Continuò a viso aperto con le sue opere caritative fino all'agosto del 1936, quando i miliziani passarono dalle parole ai fatti. Un giorno la attesero e la uccisero a coltellate.