María Zambrano al Caffè Greco: appunti romani dall’esilio

I «Quaderni» e altri scritti: continuano a proliferare le pubblicazioni dell’andalusa

Continuano a proliferare vertiginosamente le pubblicazioni sul pensiero della filosofa andalusa María Zambrano. Assieme all’inseparabile sorella Araceli, nella lunga durata dell’esilio, María trovava rifugio a Roma negli anni dal 1953 al 1964. L’intreccio di destini e il divenire concentrico del pensiero della Zambrano intensificavano nell’«aria commestibile» dell’Urbe densa di simboli, e di incontri vivificanti (sororale, l’amicizia con Cristina Campo). La diceva labirintica e ermetica, le dava nomi: amor, silva. Si aggirava sempre negli stessi paraggi, approfondendoli: via Pisanelli, via della Mercede, Lungotevere Flaminio, piazza del Popolo, e via Condotti 85, dove c’era il luogo d’incontro preferito: il Caffè Greco. Esperienza «monitorata» nel diario spirituale che sono i Quaderni del Caffè Greco recentemente apparsi in frammento nel primo numero di opere inedite a cura dell’Instituto Cervantes di Roma Fragmentos de los Cuadernos del Café Greco. Periplano, saettanti, quelli che saranno i nuclei vivi del suo pensare in quegli anni fecondissimi: la circolarietà del Tempo, la radice del sognare, la figura oltrepassante di Antigone, la Vita-Morte, Amore-Essere. Pensiero colto nel suo farsi; quell’itinerario che sfocia in una diversa, «più ampia» modalità di ragione.
Alcuni inediti di abbagliante bellezza compaiono nel densissimo catalogo pubblicato dalla «Fundación María Zambrano» di Vélez Málaga congiuntamente alla «Residencia de Estudiantes» di Madrid Dalla ragione civica alla ragione poetica oltre a una manciata di illuminanti affondi di chi la conosceva bene. Contengono, in balbettio di scrittura, tratti che incarnano la «ragione poetica», quello stile autogerminante che è della filosofia al suo apparire, filosofia all’origine: «Passo estatico davanti alle cose». Raccolti e selezionati da Jesús Moreno Sanz s’intitolano: «L’architettura del tempo nei sogni» (Parigi 1957), «La nuova struttura» (Agosto 1960), «La stella e il loto» (9 Gennaio 1968), «Quaderno di Ofelia» (1972). Hanno cadenza musicale. Frasi isolate, incise come su lapide, confluiscono poco dopo in rapidi corpi di scrittura. Scorrendoli, si viene avvolti in un ritmo incantatorio, quasi ipnotico. Scrittura che procede dall’inspiro è soffio che contagia. Scrivere respirando, attingendo all’oscuro delle viscere per affacciare alla luce; questo sembra essere il fine.
María Zambrano è filosofa dell’aurora, e della fiamma, una delle voci più intense e profetiche del Novecento. Il suo pensiero riecheggia della visione sapienziale dei presocratici, delle religioni salvifiche greche e romane, della tradizione gnostica. Parole primigenie, hanno cercato di approssimare l’inizio in modo diverso da quanti l’hanno preceduta, e seguita. Su tutto l’idea della filosofia come «trasformazione», in contrasto con il razionalismo della chiarezza puramente intellettuale. Distacco dal metodo cartesiano, dalle sue conseguenze e degenerazioni. Riconduce alle sorgenti prime del pensare, e dispiega la sua visione inseguendone il chiarore: nelle ellissi, nel lampeggiare, nel ritmo a tratti incespicante e sempre teso della scrittura.
Interiorità aperta, assolutamente temeraria. Allieva di Ortega y Gasset, lascerà la Spagna per un lungo esilio, per poi farvi ritorno, alla fine della vita, «una vita vera sarà quella che sa attraversare il suo tempo, essere innanzitutto un modo felice di muoversi nel tempo». Dirà l’esilio come incandescente occasione di spoliazione, via mistica per vivere «l’immensità, l’illimitato deserto, l’inesistenza dell’orizzonte e il cielo fluido». Filosofia che non separa dalla vita è amorosa presa nella sostanza stessa del vivere. Tra le tante uscite in omaggio alla Zambrano distacca per tono e fluidità di scrittura il lavoro di Pina De Luca Il logos sensibile di María Zambrano (Rubettino). E sono apparse recentemente sulla rivista spagnola «República de las lletras» a cura della studiosa veneziana Maria Pertile nuove, rischiaranti ipotesi sul sodalizio d’anime che fu l’incontro destinale con Cristina Campo.