Mara, l’ex soubrette Dalla tv al Parlamento in nome della famiglia

Giancarlo Perna

F acendomi largo tra gli ammiratori stipati all'uscio, entro nell'ufficio di Mara Carfagna e mi presento.
«Piacere, almeno spero», dice l'ex diva tv e neodeputato di Fi che indossa una giacca bianco latte e aggiunge: «Mi auguro sia ben intenzionato. Se no, fuggo». Frammisto ai cicisbei c'è, guarda caso, Italo Bocchino di An che mi conosce da una vita e dice acuto: «Tranquilla, Mara. Adesso Perna è buonissimo e cercherà di abbindolarti. Diventerà cattivo solo scrivendo l'intervista». «Oddio, scappo», dice Mara e fa per svignarsela civettando terrore coi suoi neri occhi salernitani, due perle abbacinanti. Stufo di preamboli, blocco la trentenne in fuga e faccio sciò sciò ai maschi. La turba sciama e ci lascia soli nella stanza.
Bella, è bella. Ma lei è un'ape regina. Pareva un convegno di fuchi, dico e aspetto sieda, per sedermi. Lo fa con grazia, aggiustando la gonna dorata a macchie di leopardo su due super gambe.
«Non credo di essere bella. Sono piacevole», dice sorridendo timida. Il trucco sottile sparpaglia sulle gote pallide un lieve rossore. Ha labbra coralline e lunghi capelli neri senza onde.
Non sia modesta. Dicono che il Cav....
«Mai usufruito delle sue attenzioni, all'infuori della politica».
Pare abbia un debole per lei.
«Mi auguro che il debole sia politico. Come il mio per lui».
Ha detto che può essere suo papà, le ricordo.
«Sono stata travisata. Io sono felice del papà che ho. Berlusconi è il leader, forte e carismatico, del mio partito. È lui che ci dà la speranza».
Chiama papà il Cav per non ingelosire il suo fidanzato?
«Non c'è un fidanzato. Ne ho avuto uno a 17 anni, per cinque anni, e un altro, durato quattro anni. Ci si fidanza in vista di matrimonio e famiglia. Ho frequentato però un mondo, quello della tv, e ora un altro, la politica, in cui questa visione non è condivisa».
Montecitorio è un covo di marpioni?, mi incuriosisco.
«Gli uomini fanno o troppo poco, non nascondendo che vogliono solo un'avventura. O troppo, sbandierando potere e denaro. Non capiscono che gli basterebbe essere se stessi», dice abbassando gli occhioni sullo strepitoso corpetto. È bianco e casto. Ma, non so com'è, accende la fantasia.
Ha lasciato la tv per il Parlamento. Guadagna più la tv a perderla o perde più il Parlamento ad acquistarla?
«Lei è perfido. Spero ci guadagni il Parlamento. Ci metterò impegno e umiltà. La mia uscita dalla tv, invece, non è una grossa perdita: ci sono altri professionisti. Ho l'orgoglio però di averla fatta per dieci anni, indenne da scandali e cronache rosa», dice decisa.
Lei è diplomata in danza classica e ha fatto dieci anni di piano al Conservatorio. Cosa volevano fare di lei i suoi genitori?
«Sono loro che hanno assecondato le mie inclinazioni. Da piccola, guardavo la tv sulle ginocchia di nonna e appena vedevo un varietà, scivolavo giù e cominciavo a scimmiottare. Ballavo in continuazione. Per il piano, ho seguito le orme di mamma e nonna, entrambe pianiste».
È la virtù fatta persona, mi intristisco per tanta bellezza mortificata.
«Ero molto studiosa e non sentivo bisogno d'altro. A Salerno, il sabato sera, non ha mai fatto lo struscio sul corso con le amiche. Ho poi insegnato ballo. In tv ho debuttato per reclamizzare la Scuola di danza che dirigevo».
Ha partecipato a Miss Italia, ma si è laureata in Legge con 110 e lode. Indecisa tra peccato e virtù?
«Ho mille contraddizioni. Un'anima irrazionale che mi porta all'arte e una razionale per mi spinge agli studi e all'impegno politico».
Sicura di seguire adesso la sua vera vocazione?
«La domanda che mi sono posta è un'altra: se potevo o no dare un contributo. Non garantisco il risultato, ma l'impegno. Non credo di avere grandi doti. Anche nella danza e nella musica, non avevo un collo del piede speciale o un orecchio assoluto. Ma sono determinata e do fondo alle energie», dice e allunga le dita come grinfie.
In tv ha lavorato con Frizzi, Mengacci e Magalli. Come ha fatto il Cav ha strapparla al trio?
«Io non mi faccio strappare da nessuno. Non dal Cav, neanche da mio padre. Seguo gli impulsi. Con la politica, ho visto l'opportunità di fare qualcosa per il mio Paese e per le categorie che rappresento».
E quali sarebbero, di grazia?, dico, stupito dalla perentorietà.
«I giovani e le donne meridionali».
Da due anni, è coordinatrice di Azzurro Donna per la Campania. Perché lei?
«Mio padre è un militante di Fi. Conoscevo Martusciello, ex coordinatore campano di Fi, poi ho conosciuto Sandro Bondi, che mi ha gratificato della sua stima, poi Maria Teresa Armosino, leader delle donne, poi Cosentino, l'attuale coordinatore campano, e...».
Vuole dirli tutti?.
«Solo per dire che è stata una scelta corale», ribatte, seccata per l'interruzione.
È permalosa?
«Permalosissima. In famiglia dicono che ho un caratteraccio e che è difficile che un fidanzato mi sopporti», e pianta un broncio che, ragazzi, vi vorrei tutti qui a deliziarvi.
Tutti di centrodestra i Carfagna, se ho capito bene.
«Democristiani e liberali. Mio nonno diceva: “I comunisti mai. Sono il danno della società”».
Bondi, della cui stima lei si compiace, che tipo è?
«Persona per bene, timido come me. Quando lo saluto, abbassa gli occhi. Tutti e due cerchiamo di superare la nostra ritrosia e di non lasciarci intimidire da avversari beceri».
Napoli e la Campania sono un pianto. Ma la sinistra, che sgoverna da decenni, è stravotata. Masochismo partenopeo?
«Bassolino & co hanno creato un sistema clientelare che garantisce una fascia della popolazione e che diventa arma di ricatto sotto elezioni. Se non hai la tessera di partito, non lavori. Vale per Napoli, vale per Salerno».
Che fare?
«Sperare che il sistema imploda».
E voi intanto con le mani in mano?
«Il partito è vecchio. Ci vogliono giovani che diano lo slancio che oggi manca. In Fi ci vuole gente nuova. Donne e uomini che battano il terreno. Questo non vuole dire sostituire gli attuali dirigenti, ma integrarli».
Signorina onorevole, le ricordo che lei è campana e che dovrà fare qualcosa se non vuole solo riscaldare il seggio camerale.
«Signor sotutto, le comunico che alle ultime elezioni Fi ha preso a Salerno il 27 per cento dei voti e in provincia il 33. Un bel po' sopra la media nazionale. Non sarà tutto merito mio, ma...».
In Fi c'è un eccesso di belle, tipo lei, dive e vedette. Dà un senso di fatuità.
«Si cerca di rappresentare la società civile, tra cui c'è la gente di spettacolo. Per frenare i suoi pregiudizi, le ricordo un tale Ronald Reagan».
Di nuovo impermalita? Finirà per guastarsi il fegato.
«Io non le mando a dire. Neanche a Berlusconi. Ho fifa di tante cose, dall'aereo al dentista. Ma non di fare valere le mie ragioni. Se fingessi, mi uscirebbe da tutti i pori».
Non vuole essere chiamata «soubrette».
«Non è quello che ho fatto in tv. Né ho fatto “comparsate” come hanno scritto per svilirmi gratuitamente. È il giornalismo di sinistra, bellezza. Si qualifica da sé e dimostra cervello piatto».
Il suo orgoglio la fa essere contro le quote rose.
«Le quote ghettizzano le donne e alimentano la lotta tra i sessi. Gli uomini le vedono come un'usurpazione».
Stefania Prestigiacomo pensa l'opposto.
«Ne ho ammirato la determinazione per le quote rosa. Se l'avesse applicata ad altro, l'avrei ammirata di più».
Il Cav all'opposizione, meglio o peggio che al governo?
«Che lui sia all'opposizione, è peggio per gli italiani. In cinque anni di governo ha fatto quello che non era stato fatto in cinquanta».
Il Cav fa bene a non collaborare con Prodi?
«Sì, perché il suo compito è di mandare a casa un governo inesistente. In un mese, nulla. Salvo lo spettacolo indegno della distribuzione di poltrone. L'avessimo fatto noi, ci avrebbero fucilato».
Che pensa del Cav?
«Prima di conoscerlo lo ammiravo come imprenditore e politico. Dopo, mi ha colpito la sua umanità straordinaria. Ho più soggezione di certi pavoni che non sono nulla, di quanto ne abbia di lui. È di una semplicità imbarazzante».
Prodi?
«Se penso che rappresenta l'Italia, mi vergogno di essere italiana».
Di quali ministri si fida meno?
«Non mi fido dell'intero governo. Non stimo Prodi come leader, né lo riconosco».
Napolitano è il «suo» capo dello Stato?
«Dovrà dimostrare di esserlo. Ora non lo è».
Il comunista Bertinotti, presidente della Camera?
«Mi ci vuole una forte disposizione d'animo per considerarlo il mio presidente».
L'ex terrorista Sergio D'Elia ha scontato la sua pena. Perché tante storie?
«Un terrorista non può rappresentare le istituzioni, né il popolo».
È stato il popolo a votarlo.
«Con questa legge elettorale, difficile sostenere che sia stato il popolo a volerlo. È stato il suo partito. Come quell'altro dell'armata Brancaleone, Daniele Farina, leoncavallino».
A cosa si consacrerà nella legislatura?
«Anche se sembra ridondante: alla difesa di famiglia, libertà e vita. Ho presentato una proposta di legge per dare un contributo economico a ragazze madri e famiglie di minori di 18 anni con figli. Scoraggerà gli aborti».
Si augura di invecchiare a Montecitorio?
«Mi auguro di fare bene, che siano cinque o 50 anni. Ma il desiderio più forte è invecchiare con famiglia e figli».