Maradona comincia la nuova vita "In Scozia sarò un ct da mondiale"

Stasera il debutto contro la nazionale scozzese. Il Pibe de Oro: "Gli inglesi non mi perdonano il gol di mano? Loro campioni con una rete che non c’era..."

Glasgow - Corsi e ricorsi. Una città nel suo destino. Glasgow. Nel 1979, all'età di 18 anni, segnava la sua prima rete con la maglia della nazionale maggiore. Era l'Argentina campione del mondo in carica. A distanza di quasi 30 anni, ancora a Glasgow debutta sulla panchina della Seleccion. Oggi inizia un nuovo capitolo dell'epopea Maradona. Lontani i trionfi in campo. Ma superati anche i problemi con la tossicodipendenza.

Contro la Scozia debutta da Ct. «Un sogno che diventa realtà», dice Diego, insolitamente teso, quasi emozionato. La sua nomina, alla vigilia dei 48 anni, ha suscitato più di un dubbio. Non solo per il suo (recente) passato burrascoso, ma anche per l'impalpabile esperienza da allenatore. «Ma io non ho nulla da dimostrare. Sarei stato un vigliacco se avessi rifiutato. L'Argentina ha bisogno di una guida, sono qui per mettere a disposizione la mia esperienza».
L'accoglienza che ha ricevuto in Scozia è stata degna di un capo di stato. Ressa di telecamere e ammiratori all'aeroporto. Sul maxi-schermo del Celtic Park, durante il primo allenamento, un gigantesco benvenuto in spagnolo. Con tanto di foto in bianco e nero dei suoi vent'anni. Su tutti i giornali britannici l'abbraccio con Adam Brown, il giovane raccattapalle del Celtic, che ha ritrovato il ciondolo di San Cristoforo smarrito da Fernando Gago. Unica voce stonata, quella di Terry Butcher, ieri implacabile mastino della difesa dell'Inghilterra, oggi vice di George Burley, il ct scozzese. «Non so se gli stringerò la mano. Non è bello perdere un quarto di finale in quel modo», l'attacco di Butcher. Il riferimento - inevitabile - è al gol segnato dalla “mano di Dio”. Anche per questo Maradona è così amato qui in Scozia. Per il suo talento sterminato, e gaglioffo, costato in Messico la semifinale mondiale ai Tre Leoni.

Dimentico per un secondo dei suoi propositi da buon samaritano («non voglio più polemizzare con Blatter, ora penso solo alla mia squadra»), d'incanto Diego ritrova il piglio dialettico di un tempo. «Non mi interessa salutare Butcher, dormirò ugualmente anche senza la sua stretta di mano. Nessuno può giudicarmi, anche perché voglio ricordare che l'Inghilterra ha vinto una Coppa del Mondo (nel 1966, ndr) con un gol che non aveva oltrepassato la riga della porta». Tra certezze («ho a disposizione una squadra fortissima con grandi campioni») ed emozioni («il primo allenamento è stato fantastico»), Diego non anticipa la formazione («prima voglio parlare con i miei giocatori»), ma ha già in mente il traguardo da scalare. Da Italia '90, quando Maradona spinse un'Albiceleste rabberciata fino alla finale, l'Argentina non ha più raggiunto una semifinale mondiale. Obiettivo minimo fissato da Julio Grondona, l'eterno presidente dell'Afa. «Ma a me arrivare tra le prime quattro non interessa. Vogliamo vincere la Coppa del Mondo». Mica male per una squadra che manca la vittoria da otto partite e che si ritrova terza, dietro Paraguay e Brasile, nel girone di qualificazione per i mondiali 2010. «Ma ci saranno tanti cambiamenti, non solo a livello tattico o di nomi. Voglio che i giocatori tornino a divertirsi, ad essere orgogliosi di indossare la maglia della nazionale. Voglio che si sentano parte di qualcosa di importante». Come una volta. D'altronde cambia solo una “preposizione”. Un tempo i nazionali biancocelesti giocavano con Maradona. Da oggi, per Maradona.

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