Maradona contro tutti: "Pelè è senza dignità"

Fuori concorso il documentario sul Pibe. Kusturica: "La sua vita è un film, non c’è bisogno di romanzare"

Cannes - In Gatto bianco gatto nero, uno fra i più belli dei molti film belli di Emir Kusturica, Matko il Gitano gioca da solo a carte e quando mette sul tavolo l'asso decisivo della partita grida: «Maradona!». Perché si possono segnare punti in tanti modi, ma ce n'è uno solo che li assomma e li sublima ed è quello che porta questo nome. «Se Andy Warhol fosse stato ancora vivo ai tempi in cui Diego era il dio del pallone - dice Kusturica - non avrebbe scelto Marilyn Monroe come icona, ma lui. Credo che Maradona sia stato la più grande icona degli ultimi trent'anni, frutto di una popolarità fabbricata non dalla pubblicità, come avviene per molti calciatori d'oggi, ma da se stesso, le sue partite, le sue prodezze. E sono sicuro che se non avesse giocato al calcio avrebbe trovato un altro mezzo di espressione. Perché è un artista».

Asciutto, il volto tirato, ma l'atteggiamento rilassato, El Pibe de oro siede a fianco del regista: entrambi sono a Cannes per presentare, fuori concorso, il documentario che il secondo ha realizzato sul primo, Maradona par Kusturica. «Non ho mai amato gli altri film su di me, invece qui ci sono tutti gli elementi giusti. Il film di Emir è il mio film». Aggiunge quest'ultimo: «La sua è una storia vera, che non ha quindi alcun bisogno di essere romanzata, ecco il perché di un taglio documentaristico. Inoltre, volevo fare un ritratto e ritratto vuol dire verità. Ciò che Diego rimprovera alle opere precedenti è che si servono di lui per raccontare un'altra storia, gli girano intorno, ma non vogliono arrivare al suo vero fondo».

Naturalmente, il ritratto di Maradona è, per molti versi, anche il ritratto di Kusturica. Lui ci ride su. «Il fatto che appaia molto sullo schermo è perché Diego spesso non si faceva trovare agli appuntamenti...». Ma poi, più seriamente: «Ci sono molte somiglianze fra serbi e argentini, nel modo di giocare al football, nel fatto che i nostri Paesi siano stati schiacciati dal Fondo Monetario Internazionale... Qualcuno, nel definirmi anarchico e ribelle, ha scritto che io sarei una specie di Maradona del cinema, e certo c'è anche questo della sua personalità, che trovo intrigante, perché è un uomo molto intelligente, capace di fare analisi politiche. Io non sono un militante, non ho dietro di me dei partiti, ma non rinuncio a dire ciò che penso. Provengo da un Paese che è stato bombardato, ma se esprimo il mio rifiuto a essere bombardato mi si dà del nazionalista. Solo che l'etichetta proviene da chi i bombardamenti li ribattezza missioni di pace».

Maradona par Kusturica è bello e commovente, fracassone e pieno di musica, poetico nel riproporre il privato di quest'idolo caduto più volte e sempre rialzatosi, crudo nel delineare, in un racconto in prima persona, gli elementi tragici che fanno corona a una vita di eccessi. «Maradona - dice Kusturica - è una specie di santo che ha visto la morte in faccia e che Dio ha voluto risparmiare. Come tutti quelli che hanno avuto un grande palcoscenico dove esibirsi, gli è difficile accettare una realtà diversa. La sua vita ideale sarebbe stata una partita in cui l'arbitro non fischia mai la fine».

Nel film Maradona confessa che gli sarebbe piaciuto essere un attore come Robert de Niro, strapazza Bush e l'Inghilterra, ce l'ha con Havelange e Blatter («uno porta il fucile, l'altro mette le cartucce»), e Matarrese, difende Castro, elogia Guevara... Parlando con i giornalisti dice che non accetta lezioni di dignità da uno senza dignità come Pelè, ma anche che si farebbe tagliare la mano sinistra, la famosa «mano di Dio» dei Mondiali del 1986, per poter passeggiare sulla Croisette con Julia Roberts...

C'è un elemento dionisiaco in lui che Kusturica rende benissimo riprendendone le esibizioni musicali, i bagni di folla a ogni sua apparizione, l'esistenza di una chiesa maradoniana, più di 100mila fedeli, che due volte l'anno lo celebra. Nei due anni di lavorazione, Diego Maratona ha perduto 40 chili e forse ha ragione Manu Chao quando in La vida tombola, La vita come lotteria, scritta appositamente per il film, canta che «Si yo fuera Maradona/ viviria come él/ mil cohetes, mil amigos/ y lo que venga a mil por cien», se fossi Maradona vivrei come lui, mille razzi, mille amici e quello che viene al mille per cento...