Maradona, il Genoa e Battiato

Ne abbiamo avute di occasioni, perdendole. Franco Battiato lo cantava in «La stagione dell’amore», album «Orizzonti perduti», 1983; il Genoa avrebbe potuto fare lo stesso martedì sera, a San Siro, quando, sotto lo sguardo attento del commissario tecnico dell’Argentina Diego Armando Maradona che a fine gara si è complimentato con Gasperini per il bel gioco della squadra rossoblù, ha salutato a malincuore i quarti di Coppa Italia (che mancano ormai da 17 anni) soltanto dopo più di 120 minuti di battaglia. Battaglia sportiva s’intende, ma battaglia vera, epica, di quelle in cui esci scolo dopo aver dato tutto ma proprio tutto quello che hai in corpo; di quelle che se riesci a fare l’impresa rimani ben impresso nelle memorie storiche dei sostenitori più o meno appassionati. Ridotti in dieci per oltre 70 minuti, quei bravi ragazzi di Gian Piero Gasperini hanno costretto la corazzata Inter di José Mourinho ai tempi supplementari, capitolando solo nel primo di questi sotto i colpi d’autore di Cambiasso e Ibrahimovic. Un’occasione persa perché, nonostante i pezzi da novanta - Rubinho, Thiago Motta, Milito (smentita la voce della Gazzetta dello sport secondo cui ieri sera sarebbe stata decisa la sua cessione all’Inter a giugno), Gasbarroni, Palladino - siano rimasti a guardare, i rossoblù hanno addirittura rischiato di passare in vantaggio al quarto d’ora con Vanden Borre e, malgrado l’espulsione di Biava comminata al 20’ da Gava (non altrettanto severo con Muntari in chiusura di primo tempo), se la sono giocata fino in fondo, con cuore, grinta e temperamento: si sono difesi con ordine e hanno retto ai garibaldini assalti dei nerazzurri fino a un quarto d’ora dalla fine, soprattutto grazie ad un dodicesimo di prim’ordine qual è Alessio Scarpi - strepitoso sull’ingiusto rigore neutralizzato e a più riprese su Adriano. Poi, poco dopo il vantaggio interista firmato dallo stesso centravanti brasiliano, è bastato affacciarsi dalle parti di Toldo per riassaporare un gol di Marco Rossi e per di più alla Scala del Calcio. Un gol stupendo oltretutto, un gol che mancava da tanto, troppo tempo (quasi un anno, l’ultimo lo segnò a Marassi con la Reggina) al capitano di lungo corso, capace - ancora una volta - di stupire per corsa e intensità.
Ma tutto il Grifone, sospinto col solito calore dallo spicchio di Nord trasferitosi nel deserto di San Siro ha mostrato gli artigli di fronte alle scorribande offensive di Maicon e compagni: Bocchetti s’è rivelato un autentico mastino napoletano, Ferrari ha vestito i panni di lucidissimo 007 a capo del Fort Knox genoano e Sculli quelli di novello Dustin Hoffman versione-maratoneta. Come detto, soltanto i due ingressi di Cambiasso e Ibra e le altrettante pecche del seppur migliore in campo Scarpi lo hanno fatto capitolare. Ed è per questo che a fine gara, nella pancia del «Meazza», Gasperini ha storto il naso. Lo ha storto perché alcune decisioni della giacchetta nera veneta e del suo assistente Altomare non l’hanno soddisfatto («Partita condizionata e rovinata da un episodio» ha dichiarato a caldo il tecnico di Grugliasco) e perché - a suo dire - il risultato ha preso una piega troppo distante da quanto effettivamente si è visto - o si sarebbe potuto vedere - sul prato verde. Un risultato importante il Genoa lo ha ottenuto in fatto di ascolti con il 19,68% di share. Domenica si va a Lecce, ultima tappa prima del giro di boa e il Genoa (che secondo Marcello Lippi si giocherà fino all’ultimo il quarto posto e l’accesso alla Champions League con Fiorentina e Napoli) s’è ritrovato ieri pomeriggio al «Signorini» di Pegli. In campo i soli Roman, Jankovic e Potenza (recuperato); restano da monitorare le condizioni di Diego Milito, migliorano quelle di Rubinho e Thiago Motta mentre hanno svolto il consueto lavoro di scarico coloro che han sfiorato il colpaccio a Milano. Proprio a Milano, infine, non potranno tornare i tifosi rossoblù: come previsto, in occasione di Milan-Genoa di mercoledì 28 gennaio, il Casms ha deciso di chiudere il settore ospiti.