Maran scarica Penati. E Pisapia lo salva

(...) «Io so che sono stato scelto perché 3.612 persone hanno creduto in me, con una campagna elettorale entusiasmante - la netta presa di distanza dal suo sponsor politico -. Sono i numeri a parlare: 115 preferenze in Zona 3 nel ‘99 che sono diventate 290 nel 2001». Come a dire: il merito è solo mio. «So che sono diventato assessore perché Giuliano Pisapia e il Partito Democratico hanno fatto una scommessa verso il futuro e per il rinnovamento». A chi lo accusava di essere inesperto e non competente in materia di trasporti, considerato il suo cv (laurea in Scienza politiche), Maran risponde: «Mi sono occupato di trasporti, di ambiente e di verde sia in Consiglio di Zona, sia nel mio mandato all’opposizione in Comune, con proposte concrete e facendo da responsabile mobilità del gruppo Pd».
Nella lunga apologia, Maran tocca tutti i punti, compresi i dubbi sollevati dal commissario cittadino dell’Idv Stefano Zamponi, alla luce delle intercettazioni e dei risultati dell’inchiesta sull’ex area Falck. «Io chiedo di essere giudicato per il mio operato in questi mesi e per quello che farò nei prossimi anni, non per illazioni tra l’altro prontamente smentite da chi le aveva alimentate».
Infine la rassicurazione ai milanesi, agli elettori e ai colleghi: «In politica esistono pressioni e tentativi di condizionamento e un assessorato importante come il mio non ne è certo esente. Sono sicuro di non aver mai ceduto in passato ad alcuna richiesta impropria e di saper resistere in futuro». In mattinata Pisapia aveva ribadito l’estraneità del suo assessore definito «pupillo di Penati», prendendone le difese: «Non comprendo che tipo di responsabilità abbia Maran. In questi mesi in giunta ha lavorato benissimo e ci ha aiutato a risolvere momenti difficili. È del tutto evidente che se eventualmente una richiesta di dimissioni sarà avanzata da Maran nei prossimi giorni sarà respinta. Per il sindaco di Milano e la sua giunta non c’è nessun imbarazzo - continua il sindaco - perché da parte di Penati non abbiamo mai ricevuto nessuna pressione e nessun suggerimento, io sono stato del tutto autonomo e indipendente nella scelta della giunta e di questo sono orgoglioso e di questo daremo prova e dimostrazione ai cittadini tutti».
Intanto si infiamma il dibattito nel partito - che questa sera sarà all’ordine del giorno del direttivo provinciale - in attesa che il «tribunale interno» dei democratici giovedì prenda le sue decisioni. Per molti i passi indietro fatti dall’ex presidente della Provincia non bastano e si fa sempre più probabile l’espulsione dal partito. Ipotesi esclusa da Franco Mirabelli, suo successore alla segreteria: «Credo che Penati abbia già compiuto gesti importanti, chiarendo che lui ormai in nessun modo riveste una rappresentanza del partito. Ha fatto molto. Se io fossi in lui, però, rinuncerei alla prescrizione».
Così dirigenti e esponenti si dividono anche sul «dopo Penati»: continua a far discutere l’uscita dall’assessore alla Cultura, record man di preferenze Stefano Boeri sulla necessità di «rigenerare il partito». Pierfrancesco Majorino, assessore al Welfare, tra i duri e puri della prima ora è d’accordo: «Abbiamo la necessità di andare a fondo e di ripartire. A livello complessivo si è stati troppo cauti nel chiedere un passo indietro. Ora però non bisogna dare la caccia ai penatiani». C’è chi (Mirabelli) urla al complotto: «C’è gente che vuole indebolire il Pd per il proprio tornaconto». Contrario il segretario metropolitano Roberto Cornelli: «Se la rigenerazione è un modo per voler cambiare ogni volta il gruppo dirigenti del Pd, io non penso che sia quella la questione fondamentale». «Non vorrei che il direttivo provinciale si trasformasse in un melting pot in cui si parla di tutto e quindi di niente - polemizza il vicecapogruppo Pd in Provincia Roberto Caputo -. In una situazione così difficile bisogna essere lucidi ed esprimersi con chiarezza, vedo invece molta confusione e sento dichiarazioni imbarazzate e silenzi assordanti».
A dirla lunga sullo stato confusionale in cui versa la maggioranza, la giravolta con doppio avvitamento dell’Italia dei Valori. Dopo aver sollevato il «caso Maran» e aver respinto al mittente l’aut aut del sindaco - «O Zamponi chiede scusa o l’Idv è fuori dalla maggioranza» - il commissario cittadino chiude il caso, contraddicendosi: «Le parole forti e chiare del sindaco rappresentano una risposta esauriente a quello che avevamo chiesto. Per noi la polemica è chiusa».