Marassi, scoppia la rivolta dei detenuti E il quartiere non riesce più a dormire

(...) che aveva alleggerito le carceri non si era mai verificato un numero così alto all’interno di Marassi. Ad oggi sono ben 803 gli ospiti delle «case rosse». Un record confermato dal direttore Salvatore Mazzeo. E così dalla notte di lunedì 23 il quartiere genovese, già penalizzato da traffico esasperato ed esasperante per le partite nonchè dai tafferugli di tifosi rissosi e ubriachi ormai all’ordine del giorno, non riesce a chiudere occhio. E la cosa che dà loro più sconforto è che l’amministrazione comunale che nelle settimane scorse aveva fatto fuoco e fiamme per il problema del calcio, sembra non accorgersi di nulla, o meglio, fa finta che nulla accada. Eppure quello che succede a Genova non è fatto isolato. La protesta si sta allargando in tutt’Italia, e l’inaugurazione di questo caos notturno è stata al carcere romano di Regina Coeli, seguito da quello di Lecce e qui in Liguria si sta verificando anche a Sanremo e Imperia.
Insomma in queste notti torride Marassi sta vivendo «un vero e proprio inferno». A dirlo sono proprio gli agenti della polizia penitenziaria che dalla notte del 23 sono alle prese con la protesta decisa dai detenuti. «I detenuti di Marassi hanno comunicato l’intenzione di procedere per tre giorni di protesta - ha affermato lunedì scorso Eugenio Sarno, della Uil Penitenziari - così per un’ora, dalle 22 alle 23 viene effettuata la battitura sulle sbarre delle stoviglie, sono incendiati giornali e effetti personali, allagate celle e fatte scoppiare le bombolette di gas usate per l’alimentazione dei fornellini. Il personale di polizia penitenziaria in servizio la sera a Marassi ha parlato di un enorme disagio e sofferenza da parte delle poche unità in servizio che hanno potuto a malapena gestire gli eventi critici». Queste le parole di Sarno che non vanno d’accordo con quelle dei cittadini per quanto riguarda l’orario della protesta. «Cominciano a battere sulle inferriate verso le nove di sera, iniziano piano, e poi vanno avanti in crescendo fino alle 3 del mattino in una sorta di terribile e inquietante concerto» dicono alcuni di loro «e noi la mattina non abbiamo più la forza di andare a lavorare, distrutti dalle notti insonni che sono arrivate già a quota tre».
C’è da augurarsi che da stasera la cosa sia finita se stiamo alla «parola dei detenuti», ma se così non fosse comincerebbe a diventare un problema non certo da sottovalutare. Sarno ha anche detto: «Abbiamo ragione di ritenere che la protesta in atto a Genova e le proteste che nei giorni scorsi hanno interessato alcuni istituti italiani siano solo la prova generale di manifestazioni che a breve potrebbero interessare tutti gli istituti di pena. D’altro canto la situazione di invivibilità e degrado delle nostre carceri dovrebbe essere ben nota a tutti. Non possiamo che auspicare che il Governo abbia la voglia di garantire idonee soluzioni». Dal canto suo il segretario del sindacato sottolinea come il sovraffollamento del carcere sia ormai arrivato ad una situazione insostenibile. Quindi esasperazione dei detenuti, sì, ma anche della polizia penitenziaria e dei dirigenti penitenziari che sono sul piede di guerra e pronti a scendere in piazza. Notti di fuoco che altro non sono che il segnale della delusione di coloro che dichiarano che in un anno non c’è stato nessun provvedimento effettivo per migliorare le cose. Tutto legittimo allora, ma che colpa ne ha la gente di Marassi, quelli che sono fuori le sbarre e vorrebbero un quartiere vivibile? Nessuna, certamente, eppure sono anni che nessuno ascolta le loro proteste e sono anni che si parla di spostamento dello stadio e delle carceri, ma sembra tutto una chimera. E diciamolo pure, se lo strombettare delle vuvuzuelas da stadio dà fastidio, beh, in fondo celebra un evento sportivo che per lo più ha sapore di festa, mentre il concerto delle gavette sulle sbarre ha un suono ben più lugubre che mette dentro solo angoscia.