Una maratona. E all’alba Capurro non c’è più

Franco Crosiglia

da Rapallo

Nove a dodici. O, se si preferisce, dodici a nove. Non importa. Tutto merito della proprietà commutativa. Cambiando l'ordine dei fattori il risultato non cambia. E il risultato è che Ezio Armando Capurro non è più il sindaco di Rapallo. A deciderlo sono stati gli stessi consiglieri comunali eletti (insieme al primo cittadino) nella consultazione elettorale di due anni fa, nel 2004. Una vera e propria defenestrazione, la sua, arrivata alle quattro e mezza di ieri mattina dopo quasi otto ore di consiglio comunale riunitosi proprio per votare una mozione di sfiducia al sindaco firmata da otto consiglieri di opposizione: Roberto Bagnasco (FI), Domenico Cianci (FI), Stefano Foni (Lega Nord), Aldo Piccardo (FI), Antonella Canessa (Il Gabbiano), Francesco Errico (Il Gabbiano), Arduino Maini (gruppo misto), Alessandro Puggioni (LN). Nove voti contrari e dodici favorevoli. Oltre ai firmatari della mozione, al momento del voto si sono dichiarati favorevoli anche Riccardo Cecconi (RC), Nicola Costa (Rapallo 2004), Maria Gerbi (Ds) e Mauro Barra (misto). Favorevoli alla sfiducia, si intende. Un atto che chiude una stagione di veleni che ha caratterizzato la vita politica della sesta città per importanza della Liguria. Veleni sia dentro il Palazzo, sia fuori. «Veleni, denunce, calunnie e invettive», rincara la dose lo stesso presidente del consiglio, Maurizio Roncagliolo. «Un clima infernale», lo definisce Giovanni Costa, riferendosi alle denunce rivolte alla procura della Repubblica di Chiavari nei confronti del sindaco, e a una lunga serie di lettere ai giornali e volantini che da mesi attaccano sia Capurro sia il suo principale avversario politico, nonché ex sindaco, Roberto Bagnasco. Fatti che hanno portato più volte i rapallini a ritrovarsi sulle più importanti testate nazionali.
Si apre quindi un periodo di commissariamento per Rapallo fino alle elezioni di una nuova amministrazione la prossima primavera. Al prefetto, che ha già ricevuto il risultato della seduta di consiglio, il compito di nominare la persona che dovrà traghettare la città in questi mesi. Ciò, nonostante gli accorati appelli di Capurro ai «dissidenti» a rinviare la crisi a febbraio, dopo l'approvazione del bilancio 2007.
«Appelli accompagnati da promesse di ogni tipo», spiegano Stefano Foni e Alessandro Puggioni, i due consiglieri della Lega Nord che col loro voto contrario hanno fatto venir meno la risicatissima maggioranza che fino a ieri si affidava su un solo voto di scarto. Undici a dieci. Ed è a loro che si rivolgono gli strali dei superstiti. Dei fedelissimi che fino all'ultimo sono rimasti aggrappati alla nave. «Traditori, vigliacchi - non si risparmiano le accuse per Foni e Puggioni da parte di Salvatore Faenza - del movimento politico del sindaco, il Circolo delle libertà 61 -. Per la loro vigliaccheria, per loro che si sono venduti per trenta denari non posso portare avanti il mio lavoro». Il motivo del tradimento?. «Si doveva trovare il modo di impedire il cammino dell'amministrazione e il raggiungimento degli obiettivi perché questo avrebbe impedito a certe persone di rimettere piede su quelle poltrone». Non ha dubbi Faenza che, nella foga, si lancia in una difesa incondizionata dell'operato del sindaco: «Trovo giusto che il sindaco volesse controllare tutto, ogni tipo di pratica. Per la prima volta Rapallo ha avuto un sindaco che stava in Comune 10 ore al giorno. Ringrazio il sindaco per la fiducia che mi ha dato e per l'esperienza che mi ha permesso di vivere».
«Crisi politica? No, crisi da tradimento», non ha dubbi neanche Cristiano Bavestrello, anch'esso appartenente al movimento politico di Capurro. Stesso tenore, anche se con toni diversi, per gli altri membri dell'ex maggioranza. Tutti contro i due della Lega che ieri hanno dato la spallata finale a una nave che ha cominciato a perdere pezzi fin dai primi mesi del suo insediamento. Forte di 14 voti a favore, Capurro in due anni ha disperso un po' alla volta uomini e sostenitori. Già a pochi mesi dalla sua elezione ha rischiato di cadere in seguito ai contrasti coi quattro consiglieri della lista «Il Gabbiano». La fuoriuscita anticipata dell'intera amministrazione è stata scongiurata, allora, dalla retromarcia di Maurizio Bedini che è uscito dal per continuare a sostenere il sindaco. «Il salto della quaglia di Bedini vi ha salvato allora, ma i problemi c'erano e ci sono ancora, tanto che un po' alla volta se ne sono andati il vicesindaco Roberto Tosi e gli assessori Silvano Queirolo e Giovanni Arena. Oltre a due segretari comunali», attacca Francesco Errico, anche lui del Gabbiano, che accusa il sindaco di dirigismo, autoritarismo, disprezzo per ogni tipo di confronto e per l'opposizione politica. Accuse lanciate anche da Bagnasco e dagli altri 10 consiglieri che hanno votato la sfiducia. Accuse scritte nero su bianco da Queirolo e Arena sulle loro dimissioni «dovute alle difficoltà e agli ostacoli incontrati nelle svolgimento dell'incarico conferito». «Sapete - chiede Foni ai consiglieri - quale è stata la prima frase che il sindaco ci ha rivolto nella prima riunione di maggioranza? Siamo stati bravi, abbiamo vinto le elezioni. Ma adesso la democrazia è finita e comando io». Puggioni da parte sua spiega le ragioni della sfiducia: «Riteniamo che le dimissioni di Arena e Queirolo rappresentino di fatto la fine di questa maggioranza. Il gruppo di persone con le quali avevamo iniziato questa avventura si è progressivamente sciolto come neve al sole in un continuo stillicidio di abbandoni e dimissioni. Quindi riteniamo che per effettuare scelte importanti per la città di Rapallo occorre avere un consenso suffragato da numeri che siano chiara espressione del risultato delle urne».
Alle accuse, Capurro reagisce prima denunciando una campagna diffamatoria ai suoi danni a partire dal 2003, poi elencando le tante opere fatte dalla sua amministrazione.
Sia come sia, per Riccardo Cecconi di Rifondazione comunista il problema non esiste più: «Capurro voleva passare alla storia e ci passerà. Sarà il primo sindaco di Rapallo cacciato prima della fine del mandato». Eccola la chiave di lettura. La conferma anche Luigi Grillo, senatore di Forza Italia: «Succede di rado che un sindaco eletto direttamente dai cittadini venga sfiduciato - osserva -. A Rapallo evidentemente c’erano gli elementi perché ciò accadesse. Capurro pensava di governare il Comune secondo le logiche delle imprese private. Invece ha vinto la politica e chi la politica la conosce e la rispetta».