Maratona finale (con giallo) per Caravaggio

Convegno e apertura serale fino alle 22,30 per la mostra di Palazzo Reale che punta ai trecentomila visitatori

Ferdinando Maffioli

Dopo oltre quattro secoli l’arte di Caravaggio non ha affatto esaurito la sua scorta di sorprese. Come se le irresolutezze, le inquietudini e i pentimenti che avevano tessuto l’originalità del suo genio fossero ancora presenti, una sorta di «radiazione di fondo» dell’atto creativo, nelle sue opere, almeno in alcune di esse.
Mentre domenica chiude la grande mostra di Palazzo Reale, «Caravaggio e l'Europa. Il movimento caravaggesco internazionale da Caravaggio a Mattia Preti», rassegna che nell’ultima settimana punta a superare l’importante traguardo dei 300mila visitatori, ecco che si riapre il giallo su un quadro originale del Merisi, «La cattura di Cristo». Fino al 1990 sembrava perduto, al contrario di alcune copie in giro per il mondo, poi da Dublino arrivò l’annuncio del professor Sergio Benedetti: quell’originale, dipinto da Caravaggio verso la fine del 1602 per il cardinal Mattei, è qui, nella National Gallery.
Gli esami confermano, gli esperti concordano. Tutto bene fino a quando i riflettori non tornano ad accendersi su una copia della «Cattura» acquistata a Firenze, nel 2003, da un antiquario di Roma. Quella tela ha un suo fascino, tanto che il grande critico d’arte Roberto Longhi l’aveva inserita nella storica mostra milanese su Caravaggio del 1951. Per il Longhi era bella, ma non «originale». Ora ripulita, restaurata e radiografata la tela «fiorentina» punta a ribaltare quel giudizio negativo: «È meno elegante e pulita del quadro esposto alla National Gallery di Dublino ma appare più spontanea e completa», ha detto l’antiquario.
Così, la questione della vera «Cattura» sarà tra i temi offerti dall’importante convegno internazionale che si svolgerà - in concomitanza con la conclusione della mostra - venerdì e sabato nella Sala delle Otto Colonne di Palazzo Reale. Incontro cui parteciperanno i maggiori studiosi di Caravaggio, tra cui alcuni membri del comitato scientifico dell’esposizione, come lo stesso Sergio Benedetti, che ha scoperto l’originale di Dublino. E poi ci saranno Piero Boccardo, Mina Gregori, Wolfgang Prohaska, Vittorio Sgarbi, Luigi Spezzaferro, Rossella Vodret; con Gianni Papi, curatore della mostra collaterale «Il genio degli anonimi», e altri studiosi italiani e stranieri, che faranno il punto sulla figura di Caravaggio, sulle sue opere e sul grande movimento che ne è derivato.
E anche il giallo della «nuova» «Cattura di Cristo» allerterà sicuramente gli studiosi. «Non ho visto il quadro acquistato dall’antiquario - risponde lo storico dell’arte Flavio Caroli, che di Longhi è stato allievo - e quindi non posso dir nulla. Posso dire che quello di Dublino è in effetti molto bello. Ma a questo punto bisogna solo auspicare una mostra che metta queste opere vicine, a confronto. Compresa la copia di Odessa». Copia, quest’ultima, che lo stesso Longhi riteneva la più fedele all’originale perduto.
Per permettere ancora a chi non l’ha fatto d’immergersi nell’universo caravaggesco - Skira per l’occasione ha pubblicato 4 libri, tra cui il «Caravaggio» di Vittorio Sgarbi e il catalogo «Caravaggio e l’Europa» - da giovedì a domenica la mostra sarà straordinariamente aperta dalle 9.30 alle 22.30 (oggi e domani orario normale: 9.30-19.30; la biglietteria chiude alle 18.30). Info 02-54919.