Maratona di Milano: italiani grandi assenti

La Incerti e Goffi uniche presenze azzurre: segnale di una grande crisi. Gli americani possono farci scuola. Il 23 novembre favoriti gli africani. L’assessore agli automobilisti: &quot;Non mandate i maratoneti a quel paese&quot;<br />

“Non mandateli a quel paese”. Una speranza, un’esortazione, un grido di dolore. La solita storia della maratona , gara poco gradita agli automobilisti milanesi. Presentazione della nona Milano City Marathon e Giovanni Terzi, l’assessore allo sport del Comune di Milano, ha sintetizzato il problema. Che non è il solo. Milano presenta la sua maratona (appuntamento domenica mattina 23 novembre), partenza e arrivo in piazza Castello, ma il problema (non solo quello del rapporto con gli automobilisti) sta diventando un tormento : dove sono gli italiani? Dispersi, ormai rari come i panda. S’intenda: gli italiani da gara. Gli altri saranno tanti, almeno seimila. Ma non sono quelli che contano.

Addio Italia. La maratona di Milano è attraente nei suoi contorni: tante iniziative, band musicali lungo il percorso, corsa nel segno del verde grazie a un impianto boschivo realizzato tra Pavia e Milano per neutralizzare le emissioni di CO2. Ma la corsa sportiva resta a disposizione dei keniani, degli africani in genere, di qualche europeo e gli italiani stanno a guardare. E’ il segnale della grande crisi della nostra maratona che, perso Baldini, non sembra neppure parente del movimento che, da Bordin a Baldini, ha prodotto successi olimpici e una grande scuola. Oggi il nostro partecipante di punta è una donna, Anna Incerti, prima italiana due settimane fa a New York. Fra gli uomini tocca a Danilo Goffi ,ormai un po’ passatello per età e ambizioni. Il resto è gramigna. Impensabile solo qualche anno fa.

I favoriti. Stavolta la gara sarà in mano al portoghese Ornelas, al tanzaniano Isegwe, al keniano Kibet, al sudafricano Dlomo. Benson Cherono, vincitore nel 2006, farà la lepre. Fra le donne favorite la serba Jevtic e la keniana Chepchumba, vincitrice l’anno scorso. Italia terra depressa e deprimente. Basterà consolarsi pensando che gli americani, una manciata di anni fa, erano nelle stesse condizioni della maratona italiana maschile e quest’anno, a New York, hanno piazzato quattro atleti nei primi dieci, segnale di una piccola resurrezione? Forse no. La maratona in Italia ha spesso parlato al maschile. Milano attende la presenza di successo di un maratoneta azzurro, sennò forse non decollerà mai. Stavolta tenterà di consolarsi spingendo gli atleti al tempo più veloce mai realizzato in Italia. Il tanto per far gola, nel futuro, al resto del mondo. Ma con un italiano in gran spolvero, fors’anche gli automobilisti diventerebbero più pazienti e civili.