La maratona «spaziale» di Paula Radcliffe

Rischiava di saltare Pechino per una frattura da stress: recupero-record grazie a un macchinario della Nasa

Nel novembre dello scorso anno, soltanto dieci mesi dopo aver messo al mondo la piccola Isla, la neo-mamma Paula Radcliffe trionfava alla maratona di New York. Qualche anno prima, nell’aprile del 2003, a Londra aveva stabilito il record mondiale correndo 42 chilometri e 195 metri in 2 ore 15 minuti e 25 secondi. Nel mosaico di vittorie dell’atleta britannica mancava solo l’oro olimpico: ad Atene 2004, nonostante quella sua corsa ciondolante ma disgraziatamente efficace, sembrava vicinissima al traguardo a cinque cerchi ma a meno di 6mila metri dal traguardo dovette arrendersi, indebolita dagli antidolorifici presi per un fastidio alla gamba. Ci rivediamo a Pechino, aveva promesso. Eppure la «maledizione olimpica» sembrava averla messa fuori dai giochi anche questa volta, con i medici che avevano già archiviato il suo infortunio come «irrecuperabile», per colpa di una frattura da stress al femore sinistro che ne aveva fortemente messo in dubbio l’avventura in terra cinese.
Qualche giorno fa l’inattesa svolta: Paula Radcliffe, 34 anni, sarà al via della maratona olimpica del prossimo 17 agosto. «Sono molto felice che Paula - ha annunciato il direttore tecnico della nazionale di atletica Dave Collins - ci raggiunga, così potremo fare un punto sulla sua condizione fisica. Ma sono convinto che sia già a buon punto».
Ma com’è possibile che un’atleta, che persino i medici davano sportivamente parlando per «spacciata», possa essersi ripresa in così poco tempo? Ebbene, Paula Radcliffe ha un segreto. Un segreto che arriva addirittura dallo spazio. La Nasa ha infatti sviluppato uno speciale tapis-roulant «anti-gravitazionale» che le ha permesso di allenarsi anche quando i medici le avevano consigliato assoluto riposo. Grazie a questo fantascientifico macchinario, prodotto dall’azienda californiana Alter-g (e messo in vendita alla cifra di 45mila euro), l’atleta può calarsi in una specie di camera d’aria che riduce il peso del corpo dell’80 per cento, consentendo di correre «come sui cuscini». Ed è quello che Paula Radcliffe ha fatto dallo scorso maggio ad oggi: mentre il suo femore lentamente guariva dalla frattura, lei continuava a macinare chilometri su chilometri chiusa nella sua speciale navicella. Una maratona «spaziale».