La maratona tv di Castro e Chavez contro gli Usa

da Caracas

Non si sa quanti siano i telespettatori venezuelani che abbiano resistito sino alla fine, ma quelli che ce l’hanno fatta, domenica mattina, hanno assistito a uno spettacolo politico che sarebbe piaciuto a Bin Laden e agli ayatollah iraniani: una filippica contro gli Stati Uniti pronunciata in diretta dal dittatore cubano Fidel Castro e dal presidente del Venezuela, Hugo Chavez. Ricorrendo a un linguaggio che sembrava seppellito dalle macerie del Muro di Berlino, i due hanno attaccato «l’imperialismo americano» e definito gli Stati Uniti una «grave minaccia» e «un grande distruttore». Ignorando i gulag esistiti nell’Est Europeo ed esistenti a Cuba, la coppia di teleimbonitori ha esaltato «el humanismo que caracteriza al sistema socialista» e «che garantisce a ogni essere umano la vita e i suoi diritti fondamentali».
Chavez, grande ammiratore di Castro - e del quale potrebbe essere figlio: ha 51 anni contro i 79 dell’ex guerrigliero - ha trasferito l’altro ieri a Cuba la sua trasmissione “Ola America” con la quale ogni domenica mattina intrattiene (o tortura) i venezuelani. Lo studio è stato allestito nella città di Sandino (nome di un guerrigliero nicaraguense), 200 chilometri dall’Avana. In questo comune i venezuelani hanno costruito 150 case per i senzatetto dell’uragano Ivan, case che Chavez ha inaugurato alla fine della scorsa settimana. I rapporti tra i due Paesi sono ottimi. Basti dire che Caracas fornisce a Cuba petrolio a prezzo di favore e che l’Avana ha inviato suoi medici in Venezuela per sostenere i programmi sociali di Chavez. Numerosi, inoltre, i giovani venezuelani che studiano medicina a Cuba.
Gli attacchi verbali agli Usa non costituiscono una novità per i due politici latino-americani (il líder maximo ne è uno specialista da oltre mezzo secolo), ma quello di domenica costituisce in particolare una risposta al ministro della Difesa statunitense, Donald Rumsfeld. Il falco dell’amministrazione Bush aveva affermato qualche giorno fa che sia Caracas sia l’Avana manovrano contro la stabilità politica della Bolivia fomentando rivolte che, in due anni, hanno portato alla sostituzione di due Presidenti. «Non abbiamo nulla a che vedere con quanto avviene in Bolivia», hanno detto in Tv Chavez e Castro.
Alla fine della lunga trasmissione, Chavez ha detto: «La gente mi chiede perché io appoggi Fidel se è un dittatore. La risposta è: Cuba non è una dittatura, ma una democrazia rivoluzionaria». Lui, prima di essere eletto Presidente, aveva tentato di prendere il potere con un golpe.