Marazzani Visconti: racconto due città unite dal declino

Milano aspetta il miracolo, chiamandolo Expo. L’aspettava anche Torino, chiamandolo Olimpiadi. Oltre all’attesa di una resurrezione per mano essenzialmente pubblica, le due città non sfoggiano altre risorse. Capeggiano il declino nazionale che la crisi mondiale rende meno evidente, ma anche più grave.
Di questo si parlerà alle ore 18 nel convegno «Milano e Torino unite nel declino?» (Galleria Artereale, via Sant’Andrea 10a). Interverranno Giacomo Airoldi, direttore di Star Tv; Giorgio Ballario, cronista de La Stampa; Augusto Grandi, corrispondente da Torino de Il Sole 24 ore; Jean Toschi Marazzani Visconti, saggista. Cognome negli archivi della storia milanese, nome negli scaffali delle librerie (ha firmato saggi di geopolitica), Jean Toschi Marazzani Visconti ha un’idea lucida delle cause del declino.
Mi dice: «Milano perse l’anima in seguito all’immigrazione. Chi arrivava dal sud italiano, era discriminato e voleva sottrarsi alla discriminazione copiando i milanesi. Copiava i difetti, più che le qualità. Magari tentava di vestirsi bene, ma non di educarsi bene. Le classi emergenti autoctone hanno finito col fare lo stesso e i risultati si vedono ovunque. Finché il ricambio delle élite era avvenuto a ritmi normali, i modelli di comportamento sono rimasti uguali, con qualche adattamento. Ai valori tradizionali, solidi e opachi, si sono preferiti beni effimeri e luccicanti».
Ora, dopo la Milano con la paura del malessere, si profila la Milano di un nuovo dopoguerra, senza nemmeno aver avuto una guerra (perduta). Quindi anche una Milano senza più alcuna propensione al sacrificio. «Ma la crisi - dice Jean Toschi Marazzani Visconti - obbligherà a una vita più frugale e forse anche al rispetto della natura». È ottimista la signora: le sofferenze non migliorano le persone... O forse è solo realista: «Essere poveri fra poveri - conclude - è meno triste che esserlo fra ricchi». E i ricchi di una volta? «Lo sono sempre. I loro eredi talora si sono amalgamati coi ricchi di oggi, talora si sono defilati».
La loro Milano ha punti di ritrovo come ci sono quelli per la Milano di nani e ballerine? «Non più. Una volta bastava frequentare il Piccolo Bar di via Romagnosi per conoscerli tutti. Poi ci sono stati lo Stork e il Nepentha, ma per poco». Chi piace all’odierna sciura Maria? «L’uomo di successo che, con la sua volgarità, le fa credere che siamo tutti uguali».