Il Marc’Aurelio trova una casa «nuova» fatta di Storia e di mura etrusche

Uno speciale dono natalizio per tutti gli appassionati di arte e storia: da venerdì 23 dicembre, infatti, aprirà al pubblico un’ala «inedita» dei musei capitolini, il prezioso «Giardino romano» all’interno del palazzo dei Conservatori, dove si potranno ammirare la statua equestre di Marco Aurelio (l’originale, la copia in bronzo resta in piazza del Campidoglio) e i frammenti del colosso di Costantino. Il biglietto di ingresso sarà unico, lo stesso che si paga oggi.
Con uno sforzo da parte della Sovrintendenza comunale pari a 5 milioni di euro e lavori avviati a inizio 2004, l’area museale passa così da 8mila a 11mila mq di superficie, e mette in mostra anche una struttura emersa durante gli scavi: il muro perimetrale del Tempio di Giove capitolino, dell’epoca di Tarquinio il Superbo. Artefice del progetto, l’architetto Carlo Aymonino, che ha concepito il Giardino romano - vale a dire l’area alle spalle del palazzo dei Conservatori - come uno spazio di forma semi-ellittica («esedra»), che si estende per un totale di 1200 mq ed è coperto da una vetrata che all’esterno, nella parte superiore, è leggermente incurvata. «Il Marc’Aurelio entra nella sala - spiega Aymonino - e l’ambiente luminoso sembra proprio una porzione della città, con reperti di epoche diverse tra cui il muro del tempio».
«Si tratta di un muro etrusco alto quasi sette metri, esplorato fino alla base - aggiunge Anna Mura Sommella, direttore dei Musei capitolini -. In più qui si sono trovati reperti del XVII secolo a.C., tracce di abitato e tombe di bambini tra cui Romoletta: resti che vanno dall'epoca del bronzo alla costruzione del tempio di Giove e che esporremo nel Braccio Nuovo».
Il monumento equestre (posto nella «platea» capitolina nel 1538, per volere di papa Paolo III Farnese) trova ora una sistemazione protetta, in una sala dal microclima controllato e di dimensioni adeguate. Come ricorda il sovrintendente Eugenio la Rocca, sembra compiersi quanto già nel 1922 auspicava l’archeologo Giuseppe Gatteschi, ossia «la conservazione di oggetti ed epigrafi antiche all’interno delle scuderie Caffarelli». «La prossima tappa sarà mettere anche il palazzo Senatorio a disposizione del museo» annuncia Veltroni.