Marc canta, JLo gorgheggia per lui

da Milano

E va bene, lei è Jennifer Lopez e chiunque la invidia e dovreste vedere con che occhi tutti, uomini e donne, se la pappano qui, in una sala del Comune di Milano. L’assessore Giovanni Terzi sta per premiare il marito di lei, Marc Anthony, re della salsa, ben conosciuto in Italia ma autentica star nei paesi dove si parla lo spagnolo, America inclusa «per il suo valore artistico e per l’impegno nel sociale, silenzioso e perciò tanto più prezioso, affrontato con la moglie». Domenico Dolce e Stefano Gabbana, seduti al fianco, ossequiosamente applaudono (dopo averla splendidamente vestita con un abitino di chiffon color zafferano con una sola spallina e un borsone grosso come una valigia).
E va bene, allora, Jlo e Marc sono la coppia perfetta e all’apparenza sembra proprio così, tanto più che a febbraio hanno avuto due gemelli, Emme e Max - da cui lei si stacca solo dopo averli lasciati nelle mani di un plotone super addestrato di baby sitter - e adesso girano il mondo cheek to cheek. Ieri sera lui ha cantato al (bel) festival «Latinoamericando» di Assago, i biglietti sono andati via che è un piacere e comunque lei lo ha applaudito persino a scatola chiusa: «Sarà un bellissimo concerto perché sono molto orgogliosa di mio marito». E forse lo sarà ancora di più il prossimo anno se, come ha chiesto l’assessore Terzi, il festival si sposterà a San Siro e Marc Anthony chiamerà «i miei colleghi più bravi a cantare con me».
Dunque sono la coppia più bella del mondo e lei, che esibiva al ditino un solitario da chissà quanti carati, ieri sera ha pure chiesto di stare sul palco per tutto il concerto, in mezzo al putiferio di tecnici e musicisti, roba che non si sogna di fare neanche la più genuina delle mogli, figuriamoci una diva di Hollywood famosa perché gira con un seguito tipo Re Sole (dicono venti persone, chi esagera sostiene 50) e, se chiede una bottiglia di champagne, non deve costare meno di 400 euro.
E allora brindiamo a Marc e Jennifer, così perfetti, così innamorati da tenersi per mano persino al tavolo del Comune, da non staccare gli occhi uno dall’altro neanche per un attimo, in modo che i flash fotografino tutto e a nessuno, proprio nessuno, guai!, venga in mente che, alla fine, troppa apparenza spesso è così noiosa, uh quanto.