Marce, appostamenti e spari: 75 studenti diventano soldati

Con il progetto «Training day» lezioni teoriche ed esercizi pratici

«Aaat-tenti!» e settantacinque studenti delle superiori si irrigidiscono, ritti come pali, con «fronte alta e sguardo fiero», secondo le raccomandazioni degli istruttori. Ma guarda un po’, la «naja» è stata sospesa e loro vanno a ficcare il naso in una caserma per provare le emozioni di quando padri e fratelli maggiori si destreggiavano per 12 o 15 mesi fra adunate, mezzi corazzati, tende da campo e marce con zaino ed elmetto. Dopo le lezioni teoriche di topografia, sopravvivenza, storia e cultura militare, tenute da ufficiali della Riserva e delle associazioni d’Arma, gli studenti di Milano e provincia che aderiscono al «Training day», uno dei progetti sottoscritti fra Comando Esercito Lombardia e Ufficio scolastico regionale, hanno fatto «pratica» al terzo reggimento bersaglieri di viale Suzzani.
Perché? «Curiosità, desiderio di conoscere un mondo come quello militare del quale non si sa nulla o quasi. Salvo quando cade un soldato in missione» rispondono concordi nel cortile della caserma. E poi, via con le esperienze in grigioverde: come indossare un giubbetto antiproiettile, il giro sul blindo «Puma» con in testa l’elmetto in «kevlar» o l’esplorazione nell’angusto cingolato «Vcc2» e la prova di posizionamento al tiro con pistola e fucile mitragliatore. Infine, una visita in tenda mimetica e un corso sulle armi individuali.
Fra le molte emozioni, una dimostrazione di posto di blocco con relativa immobilizzazione e perquisizione del sospetto, come è d’uso in zona operativa per i sospettati di terrorismo. Al termine delle «esercitazioni», dopo l’adunata sulla piazza d’armi e il saluto da parte del comandante del reggimento, colonnello Giovanni Campopiano, i liceali hanno la sorpresa finale: a pochi passi da loro si materializza dal nulla un militare armato. Era nascosto in una buca celata da strame di foglie. «Vi ha osservato per tutto il tempo, ma nessuno di voi se ne è accorto. Questo è il vantaggio del mimetismo» spiega un ufficiale.
«No, nessuna critica da amici o parenti per aver scelto questo tipo di attività militare» rispondono Francesco Botticelli, Carlotta Mercantini, Roberto Tonini e Francesco Beati. «Anche se avrei desiderato più parte pratica, perché i corsi vengono tenuti il sabato pomeriggio, dopo una settimana di impegnative lezioni scolastiche» annota Beati. Voglia di una esperienza con l’uniforme? «Se ci fosse ancora la leva obbligatoria non sarei esitato a partire perché penso sia utile alla propria crescita» è la risposta di Tonini dell'Itis «Spinelli» di Sesto San Giovanni. «Anche a me piacerebbe - gli fa eco Botticelli del Faes di viale Argonne - per l’emozione che certamente si prova negli incarichi da svolgere e nell’azione».
Nelle prossime settimane i giovani proseguiranno le lezioni di teoria e poi, entro aprile, la finale del corso con competizioni di tipo sportivo-militare, sia al tiro a segno nazionale che in brughiera. Lì dovranno confrontarsi con prove pratiche di armi, topografia, riconoscimento di mezzi militari, corsa, passaggio con funi, primo soccorso, quesiti sulle norme internazionali che regolano la Nato, storia dell'Esercito italiano, riconoscimento dei gradi militari… e altro. Se riusciranno a cavarsela bene, tanto nella teoria quanto nella pratica, e a quanto pare la maggior parte ne ha la stoffa, potranno usufruire di un giudizio positivo che consentirà loro di ottenere un credito formativo nell’ambito scolastico. E qualcuno ha già confidato il segreto desiderio di iscriversi all’accademia militare o alla scuola per sottufficiali. Ad maiora!