Marcegaglia prepara il suo primo bilancio Obiettivo: le strategie per il «dopo-crisi»

Giovedì, invece, ad ascoltare il leader di Confindustria ci saranno i politici, del governo, con il premier Silvio Berlusconi, della maggioranza e dell’opposizione, oltre a esponenti di spicco della finanza e dell’economia. Dal governo, gli industriali hanno già ottenuto molto: il «pacchetto» di incentivi fiscali di sostegno al consumo, non solo sull’auto ma per tutti i settori industriali in crisi, l’ampliamento del plafond destinato a finanziare gli ammortizzatori sociali e il fondo di garanzia a sostegno della liquidità necessaria alle imprese. Un capitolo, quest’ultimo, ancora aperto: l’allarme «credit crunch», già più volte lanciato in questi mesi, risuonerà nuovamente nell’intervento del leader di viale dell’Astronomia.
Per Emma Marcegaglia le imprese devono tornare a produrre, le banche a concedere credito: ma il leader di Confindustria non mancherà di inviare un messaggio anche al sindacato, anch’esso rappresentato ai massimi livelli, con Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. Un invito alla responsabilità nelle relazioni industriali, da cui tanto dipende la competitività del sistema-Paese. Un appello dispiaciuto alla Cgil per ripensare il suo «no» alla riforma del modello contrattuale. E, in ogni caso, un appello alla responsabilità: la stessa che Confindustria si è assunta nel firmare l’intesa e che ora auspica che il sindacato di corso Italia ritrovi nei singoli negoziati sui rinnovi contrattuali la cui stagione sta per iniziare.
Infine, le riforme: gli industriali danno atto ai governi d’Europa e del mondo di essere intervenuti con tempestività nei confronti della crisi. Ora, però, è necessario di più, per trovarsi pronti quando la ripresa economica si riaffaccerà: già l’economia americana «non è più in caduta libera», ha detto il direttore del Bilancio della Casa Bianca, Peter Orszag alla Cnn.
Occorre, quindi, avviare subito un piano di riforme strutturali senza le quali l’Italia corre il rischio di ritrovarsi di nuovo il fanalino di coda dell’Europa, a cominciare dalle liberalizzazioni nell’energia come nei trasporti. E questo senza perdere di vista la direzione del cambiamento della crescita che, in un panorama post-recessione, sarà assicurata non solo dagli investimenti nella green economy, ma anche guardando all’opportunità di sviluppo di nuovi mercati internazionali, a cominciare dall’Africa e dai Paesi del Mediterraneo.