Marcegaglia: "Sintonia". Ma l’affondo di Draghi spiazza i grandi banchieri

Il presidente di Confindustria: "L’obiettivo è tornare a crescere con l’aiuto di tutti". Montezemolo: "Con Bankitalia identità di contenuti". Tronchetti: "Una via difficile ma possibile". Profumo: "Pronti alla sfida"

da Roma

Erano compagni di classe al liceo Massimo di Roma. È probabile che - in epoche lontane - Mario abbia anche «allungato» qualche compito a Luca. Non è un caso, quindi, che Luca (Cordero di Montezemolo), presidente della Fiat, condivida «dalla prima all’ultima parola» quanto detto da Mario (Draghi), governatore della Banca d’Italia.
La sintonia del pianeta industriale con il banchiere centrale, però, non è frutto di legami antichi. Ma legata ai contenuti. Soprattutto per quanto riguarda temi - osserva Montezemolo - come «produttività, crescita, spesa pubblica e divario Nord-Sud». E viene ribadita anche da Emma Marcegaglia, che da pochi giorni sostituisce Montezemolo al vertice della Confindustria. «Abbiamo la stessa ricetta», commenta. «Anche l’auspicio è lo stesso: riprendere con l’aiuto di tutti la strada della crescita». Obiettivo che deve essere perseguito anche «attraverso grandi investimenti nella scuola ed a favore dei giovani», come ricordato da Draghi.
Marco Tronchetti Provera ritiene che «il percorso indicato» dal governatore «sia difficile, ma possibile». Anche Carlo Sangalli, presidente della Confcommercio, vede nelle Considerazioni finali una fotografia «dei mali del Paese, quando individua nella bassa crescita e nell’aumento della pressione fiscale la vera emergenza dell’economia». «Ma - aggiunge - indica anche una ricetta realistica per far riprendere un cammino virtuoso al Paese».
Ricetta, quella di Draghi, che per quanto riguarda le banche fa sobbalzare sulla sedia Alessandro Profumo e Giovanni Bazoli. Chi si aspettava una difesa d’ufficio del sistema bancario da parte del governatore, resta deluso. I due commentano a bassa voce i passaggi delle Considerazioni finali, mentre sono seduti nella Sala Rossa: quella dei Partecipanti. Tant’è che Cesare Geronzi, presidente di Mediobanca, ricorre all’understatement: la relazione - dice - è «assolutamente» apprezzabile, con parole che «fanno riflettere».
E Corrado Faissola, presidente dell’Abi, annuncia che le banche si adegueranno alle indicazioni del governatore sul «massimo scoperto». «Ci confronteremo con la Banca d’Italia, l’Antitrust ed eventualmente con le associazioni che rappresentano gli interessi di coloro che pagano il massimo scoperto. Così da offrire - aggiunge - la maggiore trasparenza delle banche anche in questo campo».
E anche Profumo, a microfoni accesi, conferma che il sistema bancario è pronto a cogliere la sfida della crescita; sfida - sottolinea - che «in parte è già stata colta». In più, sempre per rispondere agli stimoli di Draghi a favore dei giovani, l’amministratore delegato di Unicredit rileva che le banche italiane possono diventare «scuole di formazione per i giovani. Un ruolo che in passato hanno svolto le partecipazioni statali e grandi imprese come la Fiat e l’Olivetti».
Benché, complice il lungo ponte del 2 giugno, l’affluenza degli ospiti è sembrata inferiore a quella di altre assemblee del passato, il servizio d’ordine interno della Banca d’Italia è stato più rigido del passato. A farne le spese sono stati Franco Gallo (giudice costituzionale), Enrico Morando (coordinatore del governo ombra del Pd), Giorgio Ruffolo (economista ed ex ministro), Gerardo Bragiotti (banchiere). I primi tre, solo dopo un negoziato, sono riusciti ad accedere ai saloni loro riservati. Il quarto si è allontanato da un’altra uscita.