Marcelletti: scarcerato: «Mi vergogno di quegli sms»

L’ACCUSA Deve rispondere di peculato, truffa, concussione e pedopornografia

Ora che è di nuovo libero, dà un nome alle cose. Anzitutto, il desiderio di ricominciare: «Ho curato venticinquemila bambini, i bambini sono la mia vita, vorrei riprendere perché le mie capacità tecniche sono intatte». Poi la fatica di questi sei mesi, trascorsi agli arresti domiciliari, prima in Umbria e poi nella casa di Roma: «Sono stati sei mesi durissimi. E il tormento più grosso è stato stare lontano dai piccoli pazienti». Ma soprattutto Carlo Marcelletti, cardiochirurgo di fama internazionale, non gioca a nascondino con le accuse che il 6 maggio scorso gli hanno spezzato la carriera. Affronta prima il capitolo principale; la truffa, il peculato, la concussione, l’abuso d’ufficio: «Ero preso dai mille impegni del mio reparto all’ospedale Civico di Palermo, fondato nel 2000, e trascuravo il resto. Non stavo a guardare le regole e così non mi sono reso conto che stavo entrando in una terra di confine fra il lecito e l’illecito».
I giudici del tribunale del riesame di Palermo, che ieri l’hanno restituito al mondo, scrivono che è pentito e che ha preso consapevolezza dei propri comportamenti. È lui stesso ad ammetterlo: «Ho commesso errori, ho fatto parziali ammissioni, ho sbagliato, anche se per il bene del reparto. Adesso - sospira - sono diventato saggio». E la saggezza gli serve tutta per parlare della vicenda più imbarazzante, gli sms e gli mms scambiati con una ragazzina tredicenne, figlia di una sua amante: «Mi vergogno. Che altro devo fare? Non so perché l’ho fatto e non lo rifarei, è stata un’esperienza di soli quindici giorni, ma io mi vergogno». I giudici hanno controllato i suoi cellulari e hanno maturato una conclusione che allontana il Marcelletti formato orco: in precedenza il medico non aveva mai coltivato perversioni da pedofilo. Questo squallore è un unicum.
Forse Marcelletti ha superato il periodo più oscuro. E può cominciare a ripensare ai suoi piccoli pazienti, seguiti per 37 anni. Del resto, nei giorni scorsi la Procura aveva dato parere favorevole alla scarcerazione, osservando che un chirurgo deve poter operare, altrimenti perde l’abilità. Adesso, Marcelletti dovrà firmare i registri di polizia tre volte la settimana. In teoria potrebbe pure riprendere subito l’attività, anche se dov’è passato ora ci sono solo macerie: i primi giorni dopo l’arresto, con le lettere adoranti delle mamme e le fiaccolate, sono lontani; le contestazioni, relative ad alcuni appalti e a versamenti effettuati da parenti dei piccoli malati ad un’associazione diretta dallo stesso cardiochirurgo, hanno trovato riscontri. Marcelletti è stato sospeso dal Civico e dall’Ordine. Disegnare oggi il futuro è impossibile: «Palermo mi è rimasta nel cuore, non so se tornerò, i giudici non mi hanno imposto alcun divieto di dimora in nessuna città italiana». E allora Marcelletti si rivolge a mani giunte a tutti gli italiani: «Spero che chiunque valuterà nel merito la mia posizione si ricordi che ho dedicato tutta la vita a curare i bambini». Chissà se il cardiochirurgo pediatrico più famoso d’Italia tornerà in sala operatoria.