Marchette da bollo

Un bel giorno, il 20 febbraio 1958, il Parlamento votò una legge che abolì la regolamentazione della prostituzione e trasformò il suo sfruttamento in un reato. Di conseguenza furono chiusi 700 casini dove lavoravano circa 3000 donne, ma la prostituzione non divenne illegale, anzi, è ormai diffusissima e muove cifre da capogiro. Non c'è persona normale e non troppo moralista, da allora, che almeno una volta non si sia posta un quesito logico: se ci sono delle persone che esercitano un mestiere non illegale, mestiere remunerato e collaudato, per quale ragione queste persone non pagano le tasse? Ecco: la mancata risposta a questa domanda, l'anno prossimo, festeggerà i cinquant'anni. Da allora c'è chi ha proposto di proibire la prostituzione o di legalizzarla alla vecchia maniera, ma restano prospettive improbabili. Se ne deduce, e mi si corregga se sbaglio, che la classe politica e la società civile non si occupino di questo problema perché semplicemente li imbarazza. È per questo che l'articolo di Michele Perla pubblicato ieri sul Giornale, dove si racconta di una prostituta milanese che spontaneamente e persino ingenuamente si è messa a rilasciar ricevute, più di lei, mette nudi noi.