Marchetto Il teologo del «multiculturalismo»

Vicentino, 68 anni, l’arcivescovo Agostino Marchetto è un diplomatico vaticano di lungo corso, con una notevole esperienza maturata nei Paesi africani, a Cuba, in Bielorussia. Il segretario del Pontificio consiglio per la pastorale dei migranti non ha mai mancato di far sentire la sua voce ogni qual volta si sono discusse o varate normative relative all’immigrazione in Italia. Ma sarebbe un errore iscriverlo d’ufficio al gruppo dei cosiddetti «progressisti». È infatti un teologo con una notevole preparazione storica, allievo di monsignor Michele Maccarrone, e attento studioso del Concilio Vaticano II. Rientrato a Roma dalla nunziatura in Bielorussa per motivi di salute nel 1999, Marchetto ha scritto molto sul Concilio, criticando la lettura della scuola bolognese di Giuseppe Alberigo e sottolineando, invece, quella che Benedetto XVI definirà «l’ermeneutica della continuità», vale a dire la lettura dell’evento conciliare non come «rottura» con il passato, ma come «riforma» nella sostanziale continuità della tradizione. Nel 2005 ha pubblicato Concilio Ecumenico Vaticano II. Contrappunto per la sua storia (Libreria editrice vaticana). Di carattere schietto e diretto, fautore del dialogo tra le culture e le religioni, l’arcivescovo si è sempre battuto per una cultura dell’accoglienza e per un’integrazione vera, che sappia coniugare diritti e doveri.