Marchiò e il ritratto di un uomo perbene

«Nanni uno che non ha mai voluto perdersi di stima e ha sempre meritato quella del prossimo», questa è la ragione della dedica da parte di Francesco Mariano Marchiò all’amico Giovanni de L’eredità di via Fiori Chiari (Liberodiscrivere edizioni).
L’autore, che a 21 anni vinse il Premio internazionale «Primavera degli artisti» (giuria con Sassu, Fontana, Reggiani e Lam), dal 2007 ha esordito in letteratura con due romanzi.
Il suo senso coloristico affiora fin dall’inizio con la descrizione della Croisette, bella di una pulizia e un decoro francesi per noi inconsueti. E il libro ci tiene buona compagnia e, pian piano, Nanni ci diventa affine. «La misura del suo dare ha superato quanto può aver ricevuto»: è stato uomo di una sola donna, sindaco di Montosio in Liguria, con una bella famiglia e tre figli.
Proprio quest’aspetto di marito e padre lo rende affine agli italiani per bene, che capiscono il prossimo e riflettono anche per schemi inusuali.
Per presentarlo basta l’episodio della «multa»: Nanni, per sottrarsi ad un litigio con la moglie che appoggiava il figlio «scoperto come promettente calciatore» mentre lui voleva continuasse gli studi, salta in auto dimenticando il portafogli.
Fermato dai vigili che gli volevano dare una multa per eccesso di velocità, cui si sarebbe aggiunta quella per non aver con sé la patente, gli scappa detto quel «Lei non sa chi sono io» che gli aveva sempre ripugnato. Poi, spiegandosi, è perdonato dai vigili, anch’essi comprensivi. Rientrato a casa, con la moglie si abbracciano stretti chiedendosi scusa.
Nanni asseconda il figlio lasciandolo andare ad allenarsi a Viareggio, ma lì gli tocca salvarlo da un’escalation dalle droghe leggere, agli anabolizzanti, alla cocaina.
Pagine da leggere con attenzione per la denuncia sui decantati effetti euforizzanti delle droghe senza far sapere com’è il dopo. A questo figlio, che gli darà soddisfazioni di vita operosa senza raggiungere traguardi d’eccellenza che la droga ha spento, Nanni rimprovererà solo lo scadimento del linguaggio, popolare come nell’ambiente frequentato.
Delle due figlie, la secondogenita si caratterizza per la militanza nella destra e l’elezione alla Camera dei deputati; l’ultima nata, ballerina classica al Carlo Felice, sposa un proprietario terriero.
Una bella famiglia dove hanno posto musica, canto, convivialità con la descrizione di piatti tipici, a gloria italiana, dal caciucco ai tortellacci, ai vini dell’entroterra come vermentino e ciliegiolo.
In questo libro un importante aspetto politico da «testimonia temporum»: il giudizio di chi la storia italiana recente l’ha vissuta e ponderata. Inizia (a pagina 20) con le parole sulle foibe di un farmacista, scappato da Lussinpiccolo in Istria. Imputava l’averle ignorate nei testi scolastici e nella politica per «non urtare la suscettibilità dell’allora PCI». Quanto il comunismo italiano si riproponga, cambiando solo pelle, si legge quando si danno convegno a Genova gli estremisti contro il governo Tambroni e il congresso del Msi. Un ufficiale di polizia viene quasi affogato nella fontana a De Ferrari: è un G8 anticipato.
Molte le testimonianze ma ne basta una sul costume: «L’entrata in vigore della legge Merlin aumentò il numero delle prostitute e di chi sculettava per strada».
L’osservazione nel libro è pertinente perché la fortuna di Nanni si realizza quando eredita da uno zio la casa di via Fiori Chiari a Milano: un casino.
Una pagina di umorismo noir è al suo funerale quando la badante-compagna ne sparge le ceneri in mare a Zoagli.
Mentre i musicanti invitati eseguono «Come una coppa di champagne io ti vo’ ber» il vento contrario spinge le ceneri sui presenti: «se le spazzavano dal viso col dorso della mano, infastiditi, sputacchiando senza possibilità di spostarsi causa la ressa che si era formata sugli scogli appuntiti!».