Il marchio rimarrà decisivo

A guardare i risultati verrebbe voglia di provarci subito: tirare fuori il manoscritto dal cassetto, o addirittura scriverne uno apposta, e a costo praticamente zero pubblicarsi un ebook. A parte i grandi casi di successi stranieri, ci sono una serie di opportunità italiane che paiono mantenere quel che promettono. La più ibridata con il marketing, IoScrittore, il torneo letterario del gruppo Mauri Spagnol, che in realtà è un vero e proprio serbatoio per lo scouting online di nuovi talenti, ha portato alla ribalta una trentina di ebook e ha creato il caso «Susanna Raule», «il giallofantasy della generazione X-Factor». Tanto che gli iscritti alla seconda edizione sono stati più di 2700. Certo, le magagne si nascondono dietro l’angolo: gli ebook autopubblicati da Amazon sono stati attaccati nei mesi scorsi dallo spamming e ilmiolibro.it, servizio di autopubblicazione de L’Espresso in collaborazione con Feltrinelli e la scuola Holden, da qualche polemica che lo ha preso di mira sui blog di esperti come «servizio di editoria a pagamento» non dissimile da quelli tradizionali. Non bisogna poi dimenticare che i margini, specie in paesi come l’Italia, dove il numero di ebook venduti è ancora molto basso, sono davvero ridotti, sia per gli autori che per gli editori. La discesa in campo degli editori tradizionali nel mercato dell’autopubblicazione è dunque un passaggio fondamentale per garantire selezione e qualità del prodotto finale, come ha di recente sostenuto Cavallero di Mondadori: «Il punto è creare una comunità di lettori/scrittori che definisca un sistema di rating stabilendo ciò che vale. Ci sono case editrici come HarperCollins, Penguin e Random House che lo fanno. C’è Amazon, c’è Google+. Con il digitale non conta più tanto la pressione di cui è capace un editore, conta la comunità dei lettori». Ma va salvaguardato anche il «lavoro artigianale dove è premiante il rapporto editor/autore».