«Il marchio va bene se dietro c'è personalità»

Gavino Sanna: «Puoi avere look e design, ma se il vino non è buono...»

Politica e shopping? «È tutta questione di personalità», secondo Gavino Sanna, genio della pubblicità e autore anche di vittoriose campagne elettorali bipartisan.

Maestro, che dice di un elettore di sinistra che fa la spesa alla coop?

«Prevedibilissimo».

E di un grillino che gira in Bmw?

«Le auto tedesche saranno anche indistruttibili, ma chi viaggia con i macchinoni spesso non ha una grande personalità e cerca di conquistarla attraverso i marchi di cui si circonda».

La pubblicità funziona in un settore come la politica?

«La pubblicità è una puttana affettuosa che si lascia affascinare da tutti quelli che ne hanno bisogno. E ai politici serve, eccome».

Lei per chi vota?

«Non voto da tempo, la politica mi ha deluso».

Eppure lei ideò due campagne elettorali per le regionali.

«Nel 2004 Renato Soru venne a trovarmi e mi raccontò una Sardegna affascinante. Fui preso da questo racconto e lavorai per lui. Vincemmo. Poi ho scoperto il personaggio e infatti di quella Sardegna non è rimasto niente».

Cinque anni dopo rivinse con Ugo Cappellacci.

«È finita anche peggio».

Quali marchi di partito funzionano ancora?

«Forza Italia resta il meno peggio, semplice ed efficace. Quello di Liberi e uguali è da mettersi le mani nei capelli. Ma il marchio in sé non vuol dire nulla».

Perché?

«I politici devono avere una personalità così forte da dare loro una personalità al marchio, non viceversa. Personalità, onestà, voglia di cambiare».

Che politico la ispira di più per qualche suo bozzetto?

«Matteo Renzi mi viene bene. Dalle mie parti si dice che ha avuto l'entrata del leone e l'uscita del mazzone».

Cioè?

«Nella lingua sarda il mazzone è una volpe».

Brutta fine.

«Di certo Renzi ha più personalità di Luigi Di Maio, che è nato con la cravatta addosso. Come presunzione, tra loro è una bella sfida».

Si impegnerebbe ancora in una campagna elettorale?

«Per carità, certamente. Un logo, una campagna, ma senza coinvolgimento né adesione ai colori politici. Era uscita voce che fossi stato contattato dai Cinque stelle. Mamma mia».

E per la sua Sardegna?

«Mai nessuno dei politici sardi mi ha chiesto di lavorare per la nostra isola. Io ho deciso di produrre vino per questo: tutto della mia produzione parla della mia terra. Ma si ricordi di una cosa».

Quale?

«Puoi avere look e design, ma se il vino non è buono non si vende».

SFil