Marchionne ai sindacati: "Nel futuro di Mirafiori un suv e una berlina"

Alle carrozzerie di Mirafiori i vertici del Lingotto prevedono di produrre una berlina e un suv con marchio Alfa e
Jeep. Marchionne: "Marchi con potenzialità di sviluppo sul mercato globale". Poi: "Amareggiato per le accuse ingiuste contro Fiat"

Torino - Alle carrozzerie di Mirafiori i vertici del Lingotto prevedono di produrre una berlina e un suv con marchio Alfa e Jeep. Durante l'incontro tra Fiat e sindacati, l’ad del gruppo torinese, Sergio Marchionne, ha assicurato che la produzione annuale sarà di 280 mila vetture. L’appello è quello di "stringere i tempi il più possibile". "Non possiamo permetterci - ha detto Marchionne - di passare mesi a discutere, ci sono ragioni industriali che non possono aspettare, se vogliamo avviare gli investimenti e far partire il progetto. Ci sono anche ragioni di serietà e responsabilità che spingono verso una soluzione rapida".

Il futuro dello stabilimento "Mirafiori è stato il primo stabilimento di cui mi sono occupato quando sono arrivato in Fiat", ha ricordato sottolineando che si tratta del "cuore industriale della Fiat". Nel 2004 "era un impianto senza futuro", ha puntualizzato il numero uno del Lingotto spiegando che c’era persino chi voleva trasformare lo stabilimento in centro commerciale o in circuito di Formula1. "Non si trattava solo di una questione di piattaforme o di nuovi modelli, abbiamo ristrutturato mense, spogliatoi, corridoi, aree di lavoro e di relax - ha ricordato l’ad del Lingotto - abbiamo aperto un asilo nido per i figli dei dipendenti. Abbiamo aperto un supermercato interno, con orari di apertura studiati in base alle esigenze dei lavoratori".

I modelli prodotti a Mirafiori L'amministratore delegato del Lingotto ha spiegato alle parti sociali riunite a Torino che i modelli che verranno prodotti a Mirafiori saranno "vetture di punta di Jeep e Alfa Romeo, i marchi più internazionali che abbiamo nei nostri due gruppi e che hanno potenzialità di sviluppo sul mercato globale". Marchionne ha, quindi, spiegato che "portare la nuova piattaforma americana a Mirafiori vuol dire garantire allo stabilimento la possibilità di produrre fino a 250mila-280mila vetture l’anno. Significa più di mille auto al giorno".

Vertici disposti al dialogo "Siamo disponibili al dialogo, ma una cosa deve essere chiara e condivisa sin dall’inizio. Dobbiamo impegnarci, tutti quanti, per garantire le migliori condizioni di governabilità dello stabilimento", ha spiegato Marchionne ai sindacati. "La prima e la più importante responsabilità da assumere è quella che, una volta raggiunto un accordo su queste modalità, dobbiamo rispettarlo - ha continuato l'ad del Lingotto - un dovere che va preso con serietà e coscienza". Poi ha detto: "Questa è una sfida tra noi e il resto del mondo e si può vincere solo se tutti le forze si uniscono e lavorano nella stessa direzione, solo se c’è una reale condivisione di intenti".

Amareggiati per le accuse Marchionne ha confesso di essere "amareggiato per le accuse ingiuste e gli attacchi che sono piovuti sulla Fiat". "Si sono spese tante parole, forse troppe - ha detto l’amministratore delegato della Fiat - a volte stento a credere alle dichiarazioni che leggo per quanto sono assurde e ingiustificate. Ma non voglio che tutto ciò condizioni le nostre scelte perché sono state fatte pensando al futuro industriale della Fiat in Italia, al futuro del paese e delle nostre persone".

Romani: Mirafiori può essere un esempio "L’incontro tra Fiat e sindacati è un segnale positivo e apre la strada a un confronto concreto e costruttivo per la realizzazione di Fabbrica Italia", afferma in una nota del ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, secondo il quale "è importante che, come avevamo concordato con Marchionne, questo percorso sia iniziato proprio da Mirafiori, che è la testa dell’intero gruppo. Per i lavoratori torinesi si apre una prospettiva di produzione e di investimenti, con modelli che possono competere sui mercati nazionali e internazionali". A questo punto, prosegue Romani, "è importante muoversi con logica industriale e passare subito alla fase operativa del piano. Mirafiori può essere un esempio positivo anche per gli altri stabilimenti italiani. Il governo continuerà a fare la sua parte e a chiedere l’impegno di tutti per fare in modo che il nostro Paese resti il cuore produttivo del gruppo Fiat".