Marchionne: «Azione Ue per l’auto»

Moody’s mette sotto osservazione il rating della Fiat per un possibile downgrade (Baa3 e Prime-3, rispettivamente i giudizi attuali a lungo e breve termine) e l’amministratore delegato Sergio Marchionne interviene per precisare che la decisione dell’agenzia «è strettamente collegata alla situazione generale di difficoltà che sta attraversando il comparto auto a livello mondiale».
Da qui la nuova richiesta del top manager, che giovedì prossimo discuterà con il cda i conti dell’ultimo trimestre 2008, affinché siano adottate a livello europeo misure a sostegno del settore. «Solo una strategia di intervento comune, o per lo meno condiviso - osserva Marchionne - può evitare quella disparità da Paese a Paese che sta creando condizioni di diseguaglianza tra i diversi costruttori, falsando l’equilibrio dei mercati e violando i più elementari principi della concorrenza previsti dal Mercato unico europeo». Il momento è difficile (l’intervento di Moody’s deriva dal «rallentamento dei mercati di riferimento di Fiat, più accentuato rispetto a quanto previsto finora») e il solo fatto che Paesi come Francia, Germania e Regno Unito siano corsi ai ripari con una serie di agevolazioni, pone chi produce in Italia in una posizione di svantaggio. «Una decisione sull’auto - ha ribadito il ministro Giulio Tremonti - può essere presa direttamente dall’Europa che deve stabilire quali interventi fare. E quello che si decide in Europa lo faremo anche noi».
In proposito martedì prossimo, a Parigi, è previsto un vertice voluto dal presidente Nicolas Sarkozy che, oltre ai rappresentati politici dei vari Paesi, coinvolgerà anche i produttori di auto. Una risposta da parte delle istituzioni, intanto, potrebbe arrivare fin da oggi, al termine dell’incontro tra i ministri dell’Economia incentrato sulla crisi del settore. Marchionne, a ottobre, aveva sollecitato l’Ue a varare un finanziamento di 40 miliardi. È chiaro, a questo punto, che i 5 miliardi previsti dal «pacchetto» deciso dalla Ue (iniziative a sostegno di produzioni «verdi» i cui tempi di realizzazione, però, sono molto dilatati) non bastano. Le condizioni del mercato sono chiare: nel 2008 le immatricolazioni sono calate, ai livelli più bassi da 15 anni, del 7,8% rispetto al 2007, in tutti i Paesi si lavora a orario ridotto e nella sola Romania sono a rischio 100mila posti. In questo scenario, condizionato dalla posizione di Moody’s, (Citigroup ha abbassato il rating a Fiat, da «buy» a «hold», a causa del peggioramento della situazione economica) ieri il titolo Fiat (meno 5,58%) è scivolato sotto quota 5 euro (4,93). In Europa, intanto, a dicembre le vendite dei produttori sono crollate del 17,8%. Il gruppo italiano è riuscito a reggere il colpo, crescendo come quota (dal 7,6%) sia nel mese sia nell’anno (dall’8,1 all’8,3%). Il Lingotto ha archiviato il 2008 al quinto posto tra i costruttori, anche se i volumi sono diminuiti (meno 6,2%). Sulla performance torinese ha naturalmente inciso un mercato italiano tra i più depressi, dove le stime Anfia per la produzione 2008 sono intorno a 650mila unità, ai livelli minimi dagli anni ’60, con un calo del 28%. Fiat Group risulta, invece, decisamente più brillante nei mercati meno toccati dalla crisi, quali Germania e Francia dove i volumi sono cresciuti, rispettivamente, del 12,8% e del 23,9%. Panda e 500 hanno chiuso il 2008 ai primi due posti della classifica delle vetture più vendute nel segmento A (insieme detengono il 32,9% di quota), mentre Grande Punto è la sesta più acquistata tra le compatte. Per il resto, Volkswagen ha aumentato la quota dal 19,8 al 20,6%, limitando il calo di vendite al 4,4%. Da segnalare il risultato positivo di Nissan (più 8,8%), mentre per Toyota il 2008 si è concluso pesantemente in negativo (-12,4% i volumi e quota in discesa dal 5,8% al 5,5%). Tutto questo mentre l’Unrae definisce «pessimi» i primi 15 giorni di gennaio per immatricolazioni e ordini in Italia.