Marchionne in difesa: «Previsioni centrate»

da Milano

Uno sguardo oltreoceano, dove i venti di crisi che soffiano sull’economia Usa continuano a generare turbolenze sui mercati finanziari. Ma, soprattutto, una ancor più marcata preoccupazione per il giro di vite che l’Unione europea ha deciso di dare, a partire dal 2012, alle emissioni di anidride carbonica. E anche se all’appuntamento mancano ancora quattro anni, l’ad di Fiat, Sergio Marchionne, ha già fatti i conti: le nuove norme comunitarie determineranno un appesantimento del 6% dei costi di produzione, vale a dire circa 4mila euro in più per i modelli di fascia alta. A pagarne il prezzo, saranno gli automobilisti.
Le decisioni prese da Bruxelles lo scorso dicembre sembrano in parte oscurare la soddisfazione per i risultati ottenuti dal gruppo torinese nel corso del 2007. Il cda del Lingotto presenterà il 24 gennaio prossimo i dati del quarto trimestre, «in linea con le previsioni e senza alcuna sorpresa», ha anticipato Marchionne. Che ha inoltre confermato le previsioni relative all’intero 2007, «un anno molto positivo», suggellato da vendite per 57 miliardi (dai 51,8 dell’esercizio precedente) e da un risultato della gestione ordinaria tra 2,9 e 3 miliardi.
Certo, di strada resta ancora da percorrerne prima di centrare l’obiettivo 2010 di un trading profit di 5 miliardi su un giro d’affari di 70 miliardi, ma il numero uno di Fiat resta fiducioso, nonostante la delibera comunitaria imponga un approccio strategico diverso. «Partnership e alleanze saranno l’unico modo di tagliare i costi a cui dovremo far fronte», ha spiegato Marchionne, pronto a contestare sia lo spirito dell’iniziativa («se lo scopo è quello di ridurre le emissioni di anidride carbonica ci sono modi molto più efficaci per farlo»), sia la scadenza imposta dall’Ue (è «irrealizzabile dal punto di vista tecnologico»). Il mancato rispetto dal 2012 dei limiti di CO2 tollerati, farà scattare forti sanzioni «che superano di tre volte quelle comminate ad altri settori industriali che violano le norme sulle emissioni di anidride carbonica».
Se nei confronti di Bruxelles si mostra battagliero, Marchionne appare invece più fatalista rispetto al momento difficile delle Borse, le cui ricadute sull’andamento del titolo del Lingotto non sono certo state indolori. «Fino a quando non si ripulisce il mercato americano, credo che gli europei pagheranno il prezzo di questa instabilità dei mercati finanziari. Bisogna aspettare». La disastrosa seduta di venerdì, quando le Fiat hanno sfiorato un crollo del 7% (+ 0,3% ieri), è stata la battuta di arresto più eclatante di un periodo contrastato, con il titolo scivolato dai massimi di 24 euro fino agli attuali 16. Il prezzo pagato ieri (16,0914, per l’esattezza) dal Lingotto per l’acquisto di 950mila azioni proprie nell’ambito del programma di buyback annunciato lo scorso aprile. Da allora, l’investimento complessivo è stato di 538,6 milioni.