Marchionne: «Europa al palo Negli Usa c’è stata la svolta»

«In Europa non ci si è ancora occupati della sovracapacità strutturale mentre in Usa l’amministrazione Obama ha costretto il settore a una ristrutturazione. Risultato: negli Stati Uniti le società che riemergono dalla bancarotta saranno molto più adatte a realizzare un ritorno sul capitale».
Sergio Marchionne, nella consueta intervista di fine anno ad AutomotiveNews, questa volta nella doppia veste di ceo di Fiat e di Chrysler, promuove l’impegno Usa nei confronti dell’industria automobilistica e boccia senza mezzi termini quello europeo. Mentre Washington ha agito concretamente, Bruxelles non ha mosso un dito. Ecco perché, secondo Marchionne, Fiat non potrà raggiungere in Europa un margine operativo del 7-7,7%, risultato che Chrysler avrà invece modo di toccare negli Stati Uniti entro il 2014 (anno nel quale le due case venderanno complessivamente 5,5 milioni di auto). Quello della sovracapacità è un problema che continua a restare lettera morta nonostante i continui solleciti a porvi rimedio da parte di Marchionne, soprattutto quando era a capo dell’Acea, l’associazione europea dei costruttori. Nel mondo, in sintesi, la capacità produttiva è di 90 milioni di vetture l’anno, almeno 30 milioni in più rispetto a quanto il mercato è in grado di assorbire in condizioni normali. Circa un terzo di questa capacità è installata in Europa, dove persiste il basso grado di utilizzo degli stabilimenti.
«Il governo Usa sta affrontando correttamente i problemi dell’industria dell’auto, l’Europa no - insiste -; da noi, inoltre, interessi nazionali continuano a prevalere sulla salute generale del settore». Marchionne, che illustrerà i piani del gruppo Fiat nel primo trimestre del 2010 («dico solo che se dovessi ridisegnare Fiat non costruirei gli impianti dove sono ora»), ha meno problemi quando parla di Chrysler e ricorda che la casa Usa ha raggiunto il break even anche in ottobre, dopo averlo già fatto a settembre, e che la società può sopravvivere a un’altra recessione. Il top manager è tornato al di là dell’Atlantico e ieri ha fatto il punto della situazione dopo essere intervenuto al Peterson institute for international economics di Washington. «Non prevediamo miracoli per Chrysler - ha spiegato - ma siamo impegnati in poche e precise scelte che si tradurranno nei cambiamenti necessari».
Una battuta anche sul suo doppio e impegnativo ruolo: «Lavoro 7 giorni su 7, 24 ore al giorno; non può andare avanti per sempre. Fiat e Chrysler hanno bisogno di una soluzione permanente per il ruolo di ceo, tema che va affrontato nei prossimi 24 mesi». Come dire che manterrà il ruolo di doppio ceo per due anni.
Quindi, ha dato indicazioni sul programma dei modelli italiani per gli Usa e quello dei marchi Chrysler, Dodge e Jeep. Per la distribuzione delle Alfa Romeo si cercherà un collocamento di mercato tenendo anche presente il posizionamento dei marchi tedeschi. «Ma non avremo certo bisogno - ha detto il ceo - dei 3mila dealer che fanno parte della rete Chrysler, ce ne basteranno alcune centinaia». Per il marchio Chrysler e la linea di prodotti Lancia, Marchionne ha confermato che funzioneranno come un unico brand, con Chrylser forte in Usa. La Fiat 500, invece, nascerà in Messico con motori di produzione Usa. Infine, Russia o Cina ospiteranno la produzione di future Jeep.