«Marchionne ha ragione Contratti nazionali da superare»

Fiat ha rotto il ghiaccio ma ora serve «uno sforzo collettivo per assicurare maggiore flessibilità al sistema industriale italiano. Eugenio Berenga, managing director di AlixPartners in Italia non ha dubbi: le tensioni sindacali scoppiate a Melfi sono «un episodio marginale» rispetto alla necessità di superare la rigidità dei contratti nazionali. «Non vedo alternative - prosegue il manager di una delle maggiori società di consulenza del mondo dell’auto - l’Italia è il secondo Paese europeo in termini di imprese manufatturiere dopo la Germania. Dal punto di vista politico è importante che sia stata una grande impresa come Fiat a percorrere per prima questa strada, però devono agire anche gli altri, altrimenti saremo condannati ad avere una base industriale sempre più esigua e marginale».
La ferma opposizione della Fiom sta però rendendo molto accidentato il sentiero imboccato da Marchionne, che cosa accadrà a Melfi e Pomigliano?
«Marchionne andrà avanti, fino a quando sarà possibile stare in Italia lo farà perché l’obiettivo della Fiat è essere competitiva sul mercato globale. É ovvio però che se non ci fossero le condizioni necessarie dovrà sviluppare piani alternativi, che potrebbero comportare investimenti all’estero».
Il progetto Fabbrica Italia funzionerà dal punto di vista strategico e finanziario?
«Fiat ha un bacino di vendita importante in Europa e ha senso mantenere la produzione vicino ai mercati di sbocco. Torino sta inoltre tentando di ottenere una condizione di flessibilità della forza lavoro che le consenta di essere competitiva con il resto del mondo. È un progetto strategico per il Paese e dovrebbe far pensare il fatto che gli stessi sindacati hanno reagito in maniera non coordinata, perché molti di essi si sono resi conto che è un passo indispensabile perché non esistono più barriere protezionistiche. In Germania, peraltro, il sistema industriale ha già affrontato questo problema alcuni anni fa con Volks Wagen così come negli Stati Uniti i sindacati di Gm e Chrysler hanno accettato una riduzione della capacità produttiva e dei salari».
Gm e Chrysler sono risuscitate in meno due anni, come è stato possibile?
«Gm ha sfruttato il Chapter 11 per ridurre capacità produttiva e debiti, è riuscita a chiudere alcuni impianti e a tagliare il numero dei concessionari. Ora si trova al termine di un processo di ristrutturazione con un punto di pareggio calcolato su un mercato americano pari a 11 milioni di autoveicoli. Gm è ora una società più snella, più competitiva sotto il profilo dei costi e ben posizionata per sfruttare la crescente domanda proveniente dalla Cina. Il gruppo deve però ancora affrontare la sfida della ristrutturazione della controllata Opel in Europa, dove si impongono tagli alla produzione e al costo del lavoro».
Gm tornerà presto in Borsa, è il momento giusto?
«Secondo alcuni per Gm sarebbe stato opportuno attendere qualche trimestre per consolidare la ripresa degli utili. Credo, però, che la fretta di Detroit sia dovuta alla volontà di restituire un po’ di aiuti pubblici e di sfruttare un momento che potrebbe rivelarsi favorevole per la quotazione dal momento che non sono previste altre grandi operazioni che potrebbero polarizzare l’attenzione degli investitori. Gm, stessa, tuttavia, dichiara nel prospetto informativo che non distribuirà dividendi nel breve termine alle azioni ordinarie».
Come andrà il settore auto a livello mondiale?
«Crediamo che il mercato sarà in linea con il 2009, forse un po’ inferiore. La crescita sarà concentrata in India, Russia e nell’area asiatica, ma per rivedere i volumi del 2007-2008 dovremo aspettare almeno il 2013».
L’attuale dimensione di Fiat è sufficiente per essere un player globale?
«Fiat è ben posizionata ma la lotta sarà dura. In Europa proseguirà il consolidamento o altri gruppi saranno destinati ad andare in crisi».
La divisione in due del Lingotto con lo scorporo dell’Auto sarà la chiave per firmare nuove alleanze?
«L’operazione assicurerà maggiore flessibilità e la possibilità di stringere aggregazioni mirate sia nel settore auto sia della componentistica».