Marchionne il «low cost» e le alleanze

Trecentomila automobili low cost all’anno: è quanto il gruppo Fiat prevede di vendere, nel medio termine, una volta concretizzata la strategia che tra il 2010 e il 2011 sancirà l’ingresso del Lingotto nel segmento più economico del mercato. A dare una prima indicazione degli obiettivi produttivi è stato, sabato scorso, lo stesso amministratore delegato Sergio Marchionne durante un seminario a Flims, in Svizzera. Davanti alla comunità finanziaria intervenuta al meeting annuale organizzato dalla Bank Am Bellevue, Marchionne ha illustrato la scenario in cui il gruppo si è mosso nel 2008, per poi accennare alle strategie predisposte allo scopo di rispondere nel modo più incisivo a un difficile 2009.
Il low cost, in proposito, sarà una delle armi attraverso cui la Fiat, una volta esauriti gli effetti negativi della crisi globale, conta per riprendere la volata. «Il nostro primo modello del genere - ha spiegato Marchionne - sarà di tipo compatto, spazioso quanto basta per le esigenze di una famiglia e per chi lo dovrà utilizzare per lavoro».
Ma rispetto al concetto che ha generato il segmento low cost, cioè vetture destinate ai mercati emergenti, il veicolo allo studio in casa Fiat (anche se porterà un altro marchio, probabilmente «Uno»), «sarà destinato anche agli automobilisti dei mercati maturi», ha detto il top manager.
Resta da vedere dove questa macchina sarà prodotta (Termini Imerese e Mirafiori, in Italia, insieme allo stabilimento serbo, sarebbero i siti candidati) e, magari, con quale partner condividere costi e know how.
Dal discorso di Marchionne a Flims emerge anche un secondo atout della Fiat, una carta che sicuramente costituirà un punto di forza e farà da effetto calamita per possibili nuove alleanze. È il nuovo sistema di abbattimento delle emissioni inquinanti (meno 50%) e dell’anidride carbonica (meno 25%), prodotto dalla Fiat Powertrain Technologies diretta da Alfredo Altavilla, lo stesso manager - guarda caso - delegato a ricercare accordi con altri costruttori. Il dispositivo, denominato «Multiair», già da quest’anno sarà applicato sui motori a benzina del gruppo e, all’interno del Lingotto, sono certi che rivoluzionerà il mercato. Come, del resto, è accaduto nel momento in cui sempre la Fiat, prima di cedere nel ’94 per qualche decina di miliardi di vecchie lire i diritti alla Bosch, aveva sviluppato e lanciato il sistema «Common rail», adottato ora sui motori diesel di tutto il mondo. Dunque, proprio il «gioiellino» Multiair potrebbe essere oggetto, già da quest’anno, di un accordo tra Fiat Powertrain Technologies, che lo produce, e un’altra società del settore.
Marchionne, in Svizzera, ha ricordato anche le altre innovazioni tecnologiche apportate dalla Fiat nel campo dei motori, come per esempio il sistema Tetra-fuel, lanciato in Brasile tra il 2006 e 2007, in grado di utilizzare benzina, etanolo, metano o qualsiasi combinazione di questi carburanti, senza alcuna modifica.
«Lo scenario che ci troviamo davanti da qui al 2015 - ha aggiunto il top manager, dati di Global Insight alla mano - è di un mercato orientato sulle auto compatte che, guidato dal segmento delle city-var e dei piccoli monovolume, crescerà del 10%». Ma anche il low cost, su cui il Lingotto sta affilando le armi, «andrà incontro a un incremento intorno al 20%».
Alla vigilia del cda, che giovedì approverà i conti del quarto trimestre 2008, Marchionne ha ricordato alcuni punti fissi per il 2009: bilanciamento dell’offerta alla domanda, taglio dei costi e concentrazione degli investimenti sui prodotti ormai prossimi al lancio.