Marchionne: «A Mirafiori l’accordo entro Natale Alfa? A 20 miliardi vendo»

A fine mese partirà il road-show di Sergio Marchionne nelle piazze europee (da decidere è la sede del primo incontro: Milano o Londra). L’argomento sul quale l’amministratore delegato della Fiat intratterrà analisti e banche d’affari è l’imminente scissione del gruppo con la conseguente quotazione, il 3 gennaio 2011, di Fiat Industrial. Le riunioni seguiranno quella di venerdì a Torino che ha creato non poco scompiglio dopo il report di Morgan Stanley. E da Los Angeles, dove ha prima partecipato a un party in onore del lancio della 500 negli Usa, e quindi assistito alla presentazione della city-car al Salone dell’auto, Marchionne è tornato sulle possibili cessioni di Alfa Romeo, Marelli e di una quota della Ferrari. Sul marchio del Biscione, che fa gola alla Volkswagen, il top manager ha precisato che solo «se mi offrissero un assegno da 20 miliardi mi siederei al tavolo e ci penserei». Per poi rimarcare che le ipotizzate vendite della Marelli e di una quota del Cavallino, rappresentano solo un’opzione. Una puntualizzazione sul report di Morgan Stanley è arrivata anche sul tema Chrysler. «Non ho mai detto - ha risposto - che l’avremmo fusa con la Fiat». Insomma, la lunga giornata californiana di Marchionne è stata contrassegnata da smentite e precisazioni.
A tenere banco Oltreoceano anche le vicende legate a «Fabbrica Italia» e ai rapporti tra la Fiat e il Paese. Sull’impianto di Mirafiori, il capo del Lingotto ha affermato che «l’obiettivo è quello di fare una proposta che spero si concluderà prima di Natale perché, ovviamente, non possiamo più aspettare. Siamo arrivati agli sgoccioli: continuo a dire a tutti che il tempo corre e che noi dobbiamo investire per andare avanti». Per poi aggiungere: «Se riusciamo a trovare le condizioni per garantirci la governabilità degli stabilimenti in Italia lo facciamo; se non ci vogliono lo dicano, non è una minaccia ma sfortunatamente dobbiamo produrre. La 500 che vedete qui non ha avuto un minimo di intoppo a livello sindacale: è stata lanciata nei tempi previsti e con gli stessi costi. Questo tipo di affidabilità deve iniziare a scaturire anche in Italia».
Marchionne («sono uno dalla pelle tosta: urlando non si risolve nulla; sono italiano sì, ma fesso no») ha quindi ribadito che «la forza della Fiat è l’apertura al mondo intero: riusciamo a incassare sberle che non dovremmo prendere, ma c’è un limite al numero di sberle che si è disposti a prendere». Oggi, intanto, il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, vedrà Susanna Camusso (Cgil), Raffaele Bonanni (Cisl) e Luigi Angeletti (Uil). Sul tavolo, insieme a «Fabbrica Italia», ci sarà anche il nodo Termini Imerese. Sempre dalla California, Marchionne si è soffermato sul drastico calo delle vendite di auto: in Europa sono scese pesantemente le immatricolazioni di Fiat e Lancia, a differenza dell’Alfa Romeo trainata dalla Giulietta. «Ci sono 12 mesi d’inferno - ha avvertito -: gli ultimi nove del 2010 e i primi 3 del 2011. Nessuna casa europea guadagna soldi. L’instabilità - riferendosi al dibattito politico in corso - non aiuta né a livello di clienti né di gestione industriale. Abbiamo bisogno di certezze».