Marchionne: «Rcs? Non cediamo la quota Piano Fiat a giorni»

Pierluigi Bonora

da Milano

La Fiat non si priverà della partecipazione in Rcs, di cui fa parte del patto di sindacato con il 10,29% per un valore intorno a 700 milioni. A due giorni dall’assemblea degli azionisti, in programma a Torino, Sergio Marchionne comincia a preparare il terreno. Quello delle possibili cessioni di partecipazioni e attività sarà infatti uno degli argomenti sul quale il management della Fiat dovrà fare chiarezza.
La scorsa settimana sia il presidente della commissione Attività produttive della Camera, Bruno Tabacci sia i sindacati metalmeccanici avevano sollecitato il gruppo a disfarsi delle quote in Rcs («Fiat deve fare auto non giornali») e Mediobanca (1,8%). Ieri l’amministratore delegato del Lingotto ha voluto sgombrare il campo dai dubbi residui a proposito di Rcs: a vendere la quota «ci avrà pensato qualcun altro, non io». La dichiarazione di Marchionne non è casuale: venerdì scorso, a Londra, la Fiat ha incontrato il pool di banche guidato da Citibank e ha così avviato il processo di rinnovo di una linea di credito da 1 miliardo di euro (con un tasso che dovrebbe assestarsi a 200 punti base sull’Euribor). In pista anche accordi simili a quello Barclays-Iveco sulla cessione dei crediti che porteranno risorse per circa 2 miliardi di euro. Ecco perché, almeno per ora, in via Nizza non c’è l’urgenza di annunciare operazioni che procurino rapida cassa. Sempre ieri Marchionne ha anche precisato che il piano industriale rivisitato sarà presentato nei giorni successivi all’assemblea.
La conferma ha fatto bene al titolo che è avanzato dello 0,68% a 6,03 euro. Per fare il punto della situazione e probabilmente illustrare le novità del piano, il top manager ha riunito nel fine settimana in una località svizzera l’establishement del gruppo. Finora non sono trapelate indicazioni sui contenuti del documento. I bene informati, però, ritengono che sul tema accordi sul quale anche ieri Marchionne ha ribadito di «continuare a lavorarci», la Fiat voglia seguire la stessa strategia adottata dal gruppo Peugeot-Citroën. In pratica, stipulare intese mirate sfruttando l’attuale spacchettamento di Fiat Auto. Quindi, accordi con altre aziende per la condivisione di piattaforme o singoli impianti produttivi, ma anche alleanze che riguardino le molteplici attività di Powertrain Technologies. Intanto Fim, Uilm e Fismic sono ancora in attesa del via libera della Fiom al «contropiano» di rilancio. Secondo i sindacati per assicurare un futuro concreto a Fiat Auto occorrerebbero almeno 3 miliardi. La Fiom, da parte sua, ha convocato per giovedì, parallelamente all’assemblea Fiat, il coordinamento nazionale dei delegati di tutti gli stabilimenti del gruppo.

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