Marchionne rilancia: "Nuovo patto sociale" Il Colle: "Confrontarsi"

Marchionne chiede di superare le logiche padrone-operai: "Finché non ci lasciamo
alle spalle vecchi schemi non ci sarà mai spazio per vedere
nuovi orizzonti". E accoglie l'invito del Colle: "Incontrerò la Cgil"

Rimini - "La gravità delle accuse che ho sentito muovere verso la Fiat mi ha costretto a cambiare radicalmente il testo del mio discorso". Al Meeting di Comunione e Liberazione, l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, è tornato a difendere le scelte dell'azienda nei confronti dei tre operai licenziati per aver intralciato la produzione: "Fino a quando non ci lasciamo alle spalle vecchi schemi non ci sarà mai spazio per vedere nuovi orizzonti. Non siamo più negli anni Sessanta, si abbandoni il modello di pensiero che vede una lotta fra capitale e lavoro e fra padroni e operai".

Cambiare la mentalità Seppur sotto pressione per voler rendere più flessibili le condizioni di lavoro in Italia, Marchionne non abbandona la linea dura nei confronti di chi contrasta l’ordinato svolgimento della produzione nelle fabbriche. Dal palco del Meeting dell’amicizia Marchionne dedica gran parte del suo intervento alla vicenda dei tre operai licenziati a Melfi con l’accusa di per aver interrotto illegalmente il ciclo produttivo e reintegrati dalla magistratura di primo grado. "Certe decisioni come quella di Melfi non sono popolari ma non si può fare finta di niente", ha detto Marchionne citando testimoni che hanno assistito al blocco della produzione "in modo illecito" da parte dei tre operai di Melfi. "Fiat ha dato pieno seguito al primo provvedimento provvisorio della magistratura. Ora siamo in attesa del secondo grado e ci auguriamo che sia meno influenzato dalla campagna mediatica". Fiat ha ripreso a busta paga i tre lavoratori e concesso loro lo svolgimento dell’attività sindacale ma senza consentire il ritorno nelle linee produttive. La Fiom, braccio dei metalmeccanici della Cgil, ha denunciato quindi il gruppo per inottemperanza della sentenza del giudice. Marchionne ha anche sottolineato come verso la Fiat siano state rivolte accuse gravi come quella di non rispettare la dignità delle persone. "Si tratta di accuse pretestuose che non aiutano a costruire un clima sereno", ha detto. "La dignità non può essere patrimonio esclusivo di tre persone. Sono valori che vanno difesi e riconosciuti a tutti i lavoratori. Dobbiamo tutelare il diritto a lavorare anche delle altre persone".

Avviato il dialogo Emilio Minio, il giudice del lavoro di Melfi (Potenza) che il 9 agosto scorso ha depositato il provvedimento di reintegro in fabbrica dei tre lavoratori licenziati dalla Fiat, ha convocato le parti (azienda e Fiom) per il 21 settembre. "Ho grandissimo rispetto per il presidente della Repubblica come persona e per il suo ruolo istituzionale", spiega Marchionne dicendosi "totalmente aperto a parlare con Epifani, è una persona che rispetto e lo considero intellettualmente onesto". Il top manager del Lingotto sottolinea però che "bisogna saltare sul treno prima che lasci la stazione e a bordo avrà chi avrà". Marchionne ha poi difeso il progetto Fabbrica Italia: "È una cosa buona e non voglio che venga infangata da discorsi totalmente irrilevanti". Parlando poi della Cgil, l’ad di Fiat ha chiesto uno slancio di coraggio: "L’unica cosa che so è che non ha firmato l’accordo di Pomigliano che è la prima fase di Fabbrica Italia, bisogna mettersi in gioco, affrontare la sfida, partecipare alla produzione invece di dire sempre di no in particolare su Melfi".  

L'apprezzamento del gruppo "Anche in Italia si sa apprezzare lo straordinario sforzo compiuto per rilanciare l’azienda e proiettarla nel mondo di oggi fronteggiando l’imperativo del cambiamento che nasce dalle radicali trasformazioni in atto sul piano globale - commenta il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano su questo terreno non possono sottrarsi al confronto le istituzioni e le parti sociali, nessuna esclusa". Napolitano ringrazia Marchionne per le parole con cui gli si è rivolto accogliendo l’invito a trovare una soluzione per il caso di Melfi. "Anche in Italia si sa apprezzare lo straordinario sforzo compiuto per rilanciare l’azienda e proiettarla nel mondo di oggi fronteggiando l’imperativo del cambiamento che nasce dalle radicali trasformazioni in atto.Su questo terreno non possono sottrarsi al confronto le istituzioni e le parti sociali, nessuna esclusa".

Il futuro del gruppo Non solo la Fiat non venderà l’Alfa, ma è possibile che si sia un rialzo di target per il 2010. Quanto poi a contatti in corso tra Fiat e Volkswagen per la vendita del marchio, Marchionne precisa: "Non ci sono rapporti". Parlando poi più in generale dei rapporti tra il Lingotto e altre case automobilistiche, Marchionne precisa: "Parliamo con loro, parliamo con i francesi, parliamo di tutto". La Fiat si accinge ad archiviare il terzo trimestre dell’anno "abbastanza bene" e probabilmente rivedrà al rialzo gli obiettivi per il 2010. "Il problema è, e lo abbiamo visto, - spiega Marchionne - il mercato dell’auto in Europa che è estremamente debole come era naturalmente prevedibile. Lo avevamo già annunciato a gennaio che il 2010 sarebbe stato un anno di transizione al netto degli incentivi del sistemo europeo: ci voleva una fase per ristabilire una base di crescita. Facciamo passare il 2010 e poi ripartiamo da lì".

La replica degli operai Marchionne pensa di essere Giulio Cesare. Si è sostituito alle leggi e non ha dato ascolto nè all’intervento del presidente della Repubblica nè alla sentenza del giudice nè all’appello della Chiesa", commenta Giovanni Barozzino, uno dei tre operai di Melfi licenziati. "Noi non vogliamo il muro contro muro ma se c’è una lotta è perchè l’hanno voluta lui e la Fiat. Invito Marchionne, se non ha paura - ha continuato Barozzino - a far visita al nostro stabilimento così come ha già fatto in tanti stabilimenti americani per venire a constatare di persona qual è la verità".