Marchionne: "Taglieremo stabilimenti in Italia" In Sardegna è caos Alcoa

Marchionne avverte: "Non è fattibile mantenere tutti gli stabilimenti italiani
dell’auto attualmente in funzione&quot;. <strong><a href="/economia/il_colosso_usa_alcoa_chiude_fabbriche_sarde_occupato_stabilimento/cronaca-economia-alcoa-commissione_ue-sanzioni-fabbriche-stabilimenti-posti_lavoro/20-11-2009/articolo-id=400600-page=0-comments=1">In Sardegna l'Alcoa chiude due fabbriche</a></strong>: gli operai occupano quello di Portovesme (<strong><a href="http://stage.ilgiornale.it/video/portovesme_occupato_stabilimento_alcoa/...)

Torino - I vertici del Lingotto fanno sapere che non è fattibile mantenere tutti gli stabilimenti italiani dell’auto attualmente in funzione. "Il mondo è cambiato profondamente - ha puntualizzato l'amministratore delegato del gruppo, Sergio Marchionne - non possiamo guardare a una realtà che non esiste più".

La posizione del Lingotto "Siamo pronti a discutere con il governo. Ma non si può pensare di difendere tutto e di tenere tutti gli stabilimenti aperti", ha detto Marchionne precisando che le indiscrezioni circolate sul piano per gli stabilimenti italiani "sono in parte veritiere, in parte no". "Aspettiamo di incontrare il ministro - ha aggiunto Marchionne - siamo stati piuttosto chiari a giugno nell’incontro con il presidente Berlusconi, c’è poco da aggiungere". Marchionne ha affermato che "non si può pensare di difendere tutto e di tenere tutti gli stabilimenti aperti, perchè questo non è fattibile in un mondo che è cambiato drasticamente". "Abbiamo un piano industriale intelligente - ha detto l'ad del Lingotto - e riusciremo ad aumentare la capacità produttiva del paese, ma non possiamo tornare ad una realtà che non esiste più".

Gli stabilimenti sul suolo italiano "Abbiamo in Italia sei stabilimenti - ha proseguito Marchionne - e produciamo l’equivalente di quello che si realizza in una sola fabbrica in Brasile. Questo non ha nessuna logica industriale, riflette una realtà che non c’è più". L’ad del Lingotto ha, poi, ribadito che c’è "l’impegno della Fiat a risolvere tutti i problemi legati al riallineamento della capacità produttiva. Confermo che siamo disposti a lavorare con il governo e le parti sociali, ma cerchiamo di non illuderci". "Capisco la posizione degli operai - ha detto Marchionne - sono disposto a lavorare con tutti, ma bisogna confrontarsi sulla realtà industriale e vedere qual’è la soluzione intelligente. La Fiat fa auto, camion, trattori e motori. La politica industriale di sviluppo di questo Paese la fa il governo, non può essere responsabilità della Fiat".

Piano di salvataggio in Sicilia La giunta siciliana, presieduta da Raffaele Lombardo, ha deliberato il piano di interventi per circa 400 milioni di euro da mettere in campo per sostenere il rilancio dello stabilimento Fiat di Termini Imerese. In questi giorni la fabbrica è stata al centro di dure proteste da parte degli operai che hanno anche occupato il municipio contro il disimpegno dell’azienda annunciato per il 2011, quando è previsto lo stop alla produzione di auto. Ieri il "blitz" a Termini del ministro allo Sviluppo economico Claudio Scajola e del sottosegretario alla presidenza, Gianfranco Miccichè, ha fatto rientrare momentaneamente le azioni di lotta.