Marchionne: «Termini Imerese, nodo sciolto»

nostro inviato a Torino

Sergio Marchionne arriva alla Fondazione Agnelli al volante della sua nuova auto, un'Alfa 8C Competizione rossa, e subito precisa: «L'ho appena comprata e, dopo l'incidente in Svizzera, ho già ordinato un'altra Ferrari». Nel giorno dei dati sulle immatricolazioni di auto in Europa e della riunione di fine anno della famiglia Agnelli, l'ad del Lingotto sembra essere sollevato dall'ormai imminente passaggio del testimone al vertice dell'Acea, l'associazione europei dei costruttori. Al prossimo presidente (dovrebbe essere Christian Streiff, di Psa) Marchionne lascerà in eredità la patata bollente della Co2: «Per noi della Fiat questa è una battaglia importante - afferma - il problema è come distribuire le responsabilità tra i produttori». Salutato anche quest'anno con un doppio applauso, Marchionne si è presentato alla riunione degli Agnelli in una giornata positiva per il Lingotto: titolo in accelerazione (più 4,4% a 20,47 euro) dopo i cali dei giorni scorsi e dati positivi delle vendite di auto in Europa. A ottobre il gruppo, nonostante le difficoltà di Alfa (meno 5,8%) e Lancia (meno 1,3%), ha conquistato il 7,9% di quota (8,1% dall'inizio del 2007).
«Sono contento, ma bisogna intensificare il ritmo - commenta prudentemente l'ad - prima avremo raggiunto gli obiettivi del 2010 meglio sarà. Ciò che ora conta è riposizionare la Croma, fatto importante per la credibilità del marchio». Nel testa a testa con il gruppo Renault, Fiat Auto mantiene la quinta posizione tra i costruttori, sorpassando i francesi scesi nei 10 mesi all'8% contro l'8,8% del 2006. A ottobre, invece, è Renault quinta, con una quota del 9% (dal 9,2%) contro il 7,9% di Torino. Se si guarda invece all'Ue allargata il gruppo Renault, grazie soprattutto alla romena Dacia, è davanti agli italiani sia a ottobre sia nei primi 10 mesi. Ma per gli analisti il dato rilevante è che Fiat Auto, oltre ad aver fatto meglio del mercato (più 7,1% le vendite rispetto al più 5% complessivo), è cresciuta non considerando l'Italia.
Dottor Marchionne, come vanno le altre divisioni?
«Per Cnh sarà un grandissimo anno, le quote mercato di novembre sono in linea con le attese. Iveco procede spedita».
E con Daimler, a che punto è il negoziato per un eventuale accordo?
«Trattiamo a 360 gradi. Vediamo se sarà possibile fare scambi di merce intelligenti per entrambi».
È vicino il divorzio dalla cinese Nanjing?
«Se non troveremo un'intesa arriveremo alla soluzione che ci farà uscire dall'alleanza. Con i cinesi ho parlato chiaro. Non ho dato loro molto tempo per pensarci. Sono tre anni e mezzo che porto avanti questa battaglia. Sull'Auto, a differenza dei furgoni, non ci sono convergenze».
I saliscendi del titolo Fiat incideranno sull'atteso ritorno dell'investment grade?
«Arriverà il giorno in cui non avremo più una riga di debito. E a quel punto non ci interesserà più...».
Il futuro di Termini Imerese? A Palermo lamentano la mancanza di una vostra risposta ai 325 milioni messi sul tavolo da Regione e Stato...
«È stata trovata una soluzione. Si lavora agli ultimi dettagli».
Il rinnovo del contratto dei metalmeccanici e le polemiche seguite ai 30 euro che avete anticipato nelle buste dei vostri operai?
«Un gesto che serve a cambiare la dialettica di un processo che non trovo molto intelligente. Il Paese ha bisogno dell'impegno della sua industria. Sono contrario alle perdite di tempo».