Marcia indietro sul Lirico: sarà un restauro minimalista

L’assessore alla Cultura vince la battaglia sul teatro di via Larga: i palchi non si toccano e la platea non si allarga

Alla fine l’ha vinta. L’ennesima battaglia che il vulcanico assessore alla cultura Vittorio Sgarbi ha intrapreso lo scorso inverno, quella a proposito del teatro Lirico, per la quale ha rischiato anche di perdere la poltrona. Migliorie, piccole modifiche, ritocchi, chiamateli come volete. Al di là dei nominalismi, il progetto della sala di via Larga fa marcia indietro: non ci saranno i quattro ordini di palchi (attualmente sono tre), anzi i palchi non saranno “toccati” né saranno apportate le modifiche nella platea che avrebbero portato i posti a sedere da 1700 a 1600. Sulla Cupola, invece, non c’è una decisione presa, anche se sembra probabile che anche quella verrà cancellata dai disegni.
«Rimaniamo fedeli alla linea di Cassi Ramelli - spiega Alberto Rigotti, il finanziatore del progetto vinto dalla cordata di imprenditori guidata da Gianmario Longoni - e aderiamo alle indicazioni del Comune. Stiamo aspettando che le suggestioni dell’assessore Sgarbi vengano formalizzate, ma ubbidiamo. Sia chiaro - specifica Rigotti - rispettiamo il bando di gara che abbiamo vinto, ma il Comune è proprietario dell’immobile e ha la facoltà di chiedere delle modifiche al progetto fino all’ultimo giorno». Soddisfatto? «Sì un’altra battaglia vinta - replica Sgarbi -. Rigotti si è convinto che quel progetto non ha senso e che il teatro dev’essere restaurato com’è, spendendo 3-4 milioni e non 15. D’altra parte anche la direttrice regionale Carla Di Francesco ha riconosciuto che il teatro è vincolato de iure, in quanto bene pubblico, e quindi era chiaro già a marzo che le cose che voleva fare Longoni erano impraticabili».
Insomma la linea che si è scelta è quella del minimalismo, intervenendo il meno possibile, contrariamente alla pomposità di un progetto faraonico, come era stato presentato all'inizio. «In questo modo - commenta Rigotti - evitiamo anche di sprecare dei soldi, con il vantaggio di accorciare i tempi». La cupola e il piano mobile si faranno? «Sgarbi l’aveva definita una sovrastruttura inutile, personalmente sono d’accordo, comunque faremo quello che ci indicherà il comune». «Io ho dato le indicazioni di massima - spiega Vittorio Sgarbi - che il teatro mantenesse la struttura originaria, adesso i miei uffici stanno lavorando alla formalizzazione del documento che a giorni sarà pronto». A quel punto si potrà procedere con il bando di gara per l’assegnazione dei lavori a un’impresa edile, mentre per l’apertura del cantiere si dovrà aspettare settembre. Sei mesi di ritardo rispetto alla data che era stata annunciata, mesi che dovrebbero essere facilmente recuperabili data la ridotta mole dei lavori da eseguire.
Poi si passerà alla riqualificazione del centro, da piazza Duomo alla via Larga affinché il teatro non rimanga «una cattedrale nel deserto - ribadisce Rigotti. Io e Longoni rimaniamo uniti nella volontà di realizzare un progetto significativo per la città e che possa diventare un faro per la vita culturale milanese, cosa di cui c’è assoluto bisogno».