Marcia indietro Usa sulle liste dei passeggeri

da Washington

Gli Stati Uniti ritirano la richiesta che le compagnie aeree internazionali consegnino al dipartimento per la Sicurezza interna la lista del passeggeri 60 minuti prima del decollo dei voli diretti in aeroporti americani.
La decisione arriva dopo le proteste delle compagnie, sia europee che statunitensi, per le quali la misura - che finora era circolata in modo informale - avrebbe provocato disagi e ritardi negli aeroporti di partenza in Europa.
Si calcola infatti che è necessaria almeno un’ora per completare il raffronto tra la lista dei passeggeri e la famosa «no fly list», la lista stilata dalle autorità americane in cui sono inseriti sospetti terroristi e persone ritenute genericamente un pericolo durante un volo.
Ora i controlli avvengono mentre l’aereo è già in volo e si sono già verificati numerosi casi in cui il volo è stato bloccato e deviato perché dal confronto sono emerse delle corrispondenze, nella maggior parte dei casi risultato di omonimie o veri e propri errori del sistema.
La scorsa settimana il segretario per la Sicurezza del territorio nazionale, Michael Certoff, è venuto in Europa nel tentativo di raggiungere un accordo, ed ora Washington dovrà presentare delle proposte alternative. Ma intanto a Certoff è arrivata la scorsa settimana la lettera dell’associazione che riunisce la maggiori compagnie aeree in cui si chiede al dipartimento di «accelerare gli sforzi per ripulire la no fly list» da eventuali errori ed omonime per evitare che aerei vengano bloccati e deviati in volo - a volte dopo essere stati affiancati da minacciosi caccia militari - per un falso allarme.
La decisione segue il giro di vite Ue della settimana scorsa sulla sicurezza delle compagnie aeree che volano nei cieli del Vecchio Continente: Bruxelles ha lanciato un’offensiva destinata a cambiare radicalmente il sistema di allerta, di controllo e di proibizione per le compagnie ritenute non sicure, fino ad estendere al territorio Ue i divieti di volo decisi da uno qualsiasi degli Stati membri (la cosiddetta «lista blu»).