La marcia-scudetto dell'Inter

Tutte le tappe della stagione da scudetto dei nerazzurri: è il numero 16, sofferto e desiderato fino all'ultimo. Così l'Inter è diventata campione

Milano - L'Inter che si presenta al via del campionato il 26 agosto 2007 è affamata di vittorie e di certezze. Solo una settimana prima, il 19 agosto, la Roma aveva festeggiato la Supercoppa sul terreno del Meazza. Coriandoli giallorossi sul prato di San Siro, per la seconda volta consecutiva dopo la finale di coppa Italia. Alla prima giornata la Roma vola a Palermo (2-0), i nerazzurri pareggiano in casa con l'Udinese. La prima svolta, l'allungo sulla Roma che scaverà un distacco fino a 11 punti di vantaggio, è lo scontro diretto al sesto turno. Vincono i nerazzurri 4-1, dilagando dopo che la Roma era rimasta in dieci per l'espulsione di Giuly.

Dall'Olimpico esce un'Inter consapevole di essere fortissima e i nerazzurri volano fino alle vacanze di Natale. In casa le vincono tutte, compreso il derby, giusto prima di tagliare il panettone e preparare la valigia per il sole degli Emirati. Fuori impattano a Palermo e a Torino contro la Juve. Sotto l'albero ci sono sette punti di vantaggio sulla Roma (43-36) sette sulla Juventus. E' dopo la pausa che, anche a causa di una serie di infortuni importanti - Vieira, Chivu, Cambiasso, Stankovic, Cruz e poi lo stesso Ibrahimovic - la corazzata si scopre non più tale. I risultati dapprima arrivano lo stesso (3-2 a Siena, 3-2 col Parma) e il distacco arriva fino a 11 punti complici gli scivoloni della Roma (3-0 dal Siena, 2-2 a Empoli e la sconfitta con la Juve a Torino e nel derby con la Lazio). Ma scoppia la polemica per "gli aiutini o aiutoni" arbitrali. E' il momento dell'Inter chiusa nel bunker del silenzio stampa. Ma la botta che fa vacillare l'Inter è l'eliminazione dalla Champions contro il Liverpool, con incorporate le dimissioni (subito rientrate, ma non dimenticate) di Roberto Mancini.

Diventa perciò fondamentale l'obiettivo-scudetto sul quale era stato messo un mattone importantissimo nello scontro diretto di San Siro. L'Inter subisce la Roma ma, alla fine, strappa un pareggio con Zanetti nel finale. Il cuore c'é tutto ma per il gioco è comunque crisi. Troppi giocatori mostrano la corda, Ibrahimovic deve anche lui arrendersi alla necessità di fermarsi per poter curare un ginocchio, e i risultati dimostrano che questa squadra fatta di atleti strapotenti per essere letale ha bisogno di girare a mille sul piano fisico. Arriva una brutta sconfitta a Napoli, poi un pari a Genova e, pericolosissima (ha rischiato di essere una sorta di 'giudizio di Dio'), la prima sconfitta a San Siro, guarda caso di fronte alla Juventus. Poi un pari pieno di paure contro la Lazio. L'Inter ha sul collo il fiato degli avversari ormai arrivati a -4 quando mancano sei giornate alla fine. Ma i nerazzurri non mollano e sfoderano quella dote che più si faceva fatica a riconoscere loro in passato: un grande gruppo dove gregari e primedonne si sacrificano tutti e prendono per mano un ragazzino come Supermario Balotelli, 17 anni appena, l'ultimo asso disponibile nel mazzo di Roberto Mancini.

E l'Inter sembra aver ragione perché alla fine è più squadra della Roma bella e vanesia che frana il 19 aprile nell'anticipo 'facile' contro il Livorno: grave infortunio a Totti e 1-1 finale. L'Inter incerottata e ridotta ad affidarsi al baby Balotelli - ma con Vieira tornato quel campione che è - ridiventa per qualche settimana cinica e implacabile. Vince a Bergamo, batte la Fiorentina e fa le barricate a Torino difendendo a oltranza un gol del solito Cruz. "Abbiamo giocato male - dicono in coro i nerazzurri - ma vincere era troppo importante". Sembra fatta, con tre match-ball a disposizione, e invece i momenti thriller di questo campionato col veleno nella coda devono ancora arrivare: la sconfitta nel derby riporta i giallorossi a -3, l'incredibile pareggio casalingo col Siena e il rigore sbagliato da Materazzi nel finale richiamano le streghe a San Siro, con la Roma a una sola lunghezza.

Moratti fa il fioretto di star zitto ancora per una settimana e la squadra lo imita. Il fantasma di Cuper, 'l'hombre vertical' di quel 5 maggio all'Olimpico, lo toglie di mezzo il presidente del Parma Tommaso Ghirardi. Lo scudetto diventa certezza al Tardini, quando Ibrahimovic torna in campo e mette il suo doppio sigillo alla conquista.