Marco Anelli e la doppia anima del calcio

Una mostra fotografica dedicata alle seduzioni del gioco più popolare

«Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. È rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, il calcio è l’unica rimastaci. Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro». Così Pier Paolo Pasolini descriveva lo sport che è stato oggetto di studio, a volte fonte d’ispirazione per molti autori, scrittori ed artisti del nostro tempo. E mentre lo ritroviamo nei versi di una delle più belle e poetiche canzoni di Francesco De Gregori, «La Leva Calcistica Della Classe ’68», nelle cronache della straordinaria vita di Pasolini, che mentre giocava con i ragazzi di periferia subiva il fascino del linguaggio calcistico e lo analizzava, il calcio torna negli scatti del fotografo Marco Anelli nella mostra a Cinecittàdue Arte Contemporanea fino al 30 maggio. Anelli non si era mai interessato di calcio, fino al 2000, quando la squadra della Roma ha vinto lo scudetto: quell’evento lo spinse ad interrogare la realtà attraverso l’obiettivo fotografico, su come questo sport riesce a portare negli stadi centinaia di migliaia di tifosi ogni domenica. Ma il calcio non viene immortalato dal fotografo come quel fenomeno di massa che invade gli stadi, la tv e le radio. Diviene invece nelle sue cinquanta fotografie un momento di riflessione sull’essenza dello sport, sulle emozioni dei calciatori, la sofferenza, la gioia, la grinta, lo spirito agonistico, ed anche la vittoria e la sconfitta, l’aspetto umano del calcio. Lo scrittore Marco Lodoli, affascinato dagli scatti di Anelli, scrive un testo nel pieghevole che presenta la mostra, che contiene anche un intervento di Giovanna Calvenzi. «Chi conosce il calcio perché da quando era alto così ha giocato centinaia e centinaia di partite - scrive Lodoli - e ancora di più ne ha viste abbandonato sulle gradinate di uno stadio importante o di un campetto periferico, sa che la bellezza di questo gioco insensato sta nella sua capacità di raccontare simbolicamente, senza farsene accorgere, tante cose della vita. A volte è una zuffa inestricabile: il pallone piove pesante o ventoso dal calcio d’angolo, è una possibilità che arriva precisa o un po’ sghemba, e tutti i corpi sbattono, sgomitano, saltano più alto che possono, come foche incontro a una sardina, come disperati incontro a una speranza». Ma, secondo Lodoli il calcio è anche «strana solitudine, vuoto, smemoratezza metafisica». «Marco Anelli ha colto perfettamente la doppia anima del calcio - conclude lo scrittore - il furore sgranato del quattro a tre, la quiete assoluta e nebbiosa dello zero a zero, il fango e il nulla. Questo è il calcio, specchio appannato della vita».