Con Marco Fabi il pop è una cosa «famigliare»

Simone Mercurio

Acustico, delicato, intimo il mondo musicale del giovane cantautore Marco Fabi, questa sera dalle 21 al Teatro Studio del Parco della Musica accompagnato dal quintetto Camera Migliore. Già visti qualche giorno fa insieme sul palco di San Giovanni il primo maggio, il progetto sviluppa uno stile e un carattere musicale davvero affascinante. Cugino di Niccolò e nipote di un noto arrangiatore, dopo una lunga gavetta Marco Fabi ha pubblicato il suo album d’esordio La scelta. Un titolo non del tutto casuale, visto che lui ha scelto anzitutto di rimanere il più distante possibile dai suoni acquiescenti che oggi vanno per la maggiore, non senza per questo rinunciare all’uso del computer, che gli ha permesso di affinare gli arrangiamenti e di dare alle canzoni quel giusto respiro di internazionalità, così da potersi avvicinare alle atmosfere dei songwriters inglesi o americani. I più attenti ascoltatori e usufruitori di musica ne avevano già avuto un assaggio dello stile con il singolo La collina di vetro. L’intero album ora ne è la conferma. Meno cantautore classico e assai più compositore, musicista e performer, Marco Fabi a soli 28 anni può anche vantare un’esperienza da vero e proprio cultore di musica. Le sue radici musicali attingono a un fertile humus familiare in cui si mescolano pop, rock, canzone d’autore, blues e jazz. Non è un caso che le composizioni degli esordi siano in inglese: l’attaccamento a un certo repertorio folk-rock, le sue passioni per i Beatles e, soprattutto, per Ani Di Franco.
Con il più «piccolo» dei Fabi, questa sera sul palco La Camera Migliore, formazione fiorentina con un organico comprendente Georgia Costanzo (voce), Francesco Fanciullacci (chitarra e voce), Marco Balducci (chitarra e voce), Matteo Giannetti (basso) e Davide Miano (batteria). Dopo l’album d’esordio che si intitola semplicemente La Camera Migliore, nel 2005 è uscito Cari miei.