Marco Lodola crea la musica da guardare

Dalle scenografie per i concerti degli 883 alle collaborazioni con i Timoria, con Jovanotti e persino con Renzo Arbore: non è la prima volta che l’arte di Marco Lodola si muove a suon di musica. Ed è proprio allo spartito musicale che l’artista lombardo si è ispirato quando gli è stato chiesto di installare una sua creazione sulla facciata del Teatro Ariston, in occasione del 58º Festival di Sanremo: «La facciata dell’Ariston - ha detto - è per me come un pentagramma e le sculture luminose sono le note della mia canzone».
LodolAriston - così lo scultore ha battezzato la sua originale installazione - si è accesa di una speciale illuminazione in concomitanza con la serata inaugurale del festival della canzone italiana. All’Ariston, che per la prima volta ha ospitato l’intervento di un artista visivo, e anche sulla facciata del Casinò di Sanremo, Marco Lodola ha portato le sue suggestive creazioni: «L’arte - spiega - è da sempre ricerca di luce. Io ho risolto il problema mettendo la luce all’interno delle sculture». Neon dai toni vividi costituiscono l’ossatura di sagome di ballerini e musicisti, di figure senza volto. «Ho sempre pensato alla musica come a una forma artistica dinamica di cui mi sono appropriato: suoni e immagini sono due universi che si sovrappongono dando vita ad una magica sinestesia», spiega Lodola. Lieto, anzi orgoglioso, di poter esporre le proprie giocose installazioni davanti agli occhi delle telecamere, è un fiume in piena: «Sostengo da sempre che l’arte debba esibirsi là dove c’è gente vera, anche al supermercato se necessario. Sono contrario a qualsiasi forma di snobismo perché la poesia dell’arte sta tutta nella sua creazione. L’arte è immediatezza, non mediazione».
Le forme giocose e pop, quella sorta di felicità elettrica che scaturisce dai lavori esposti all’Ariston e al Casinò, sono per Lodola una risposta ai detrattori della contaminazione dei linguaggi: «Ai profeti di un’arte contemporanea dai toni seriosi rispondono le mie sculture di luce, con le quali prendo in giro il mondo e ancora di più me stesso». È la «musica da guardare» «colonna visiva» della kermesse sanremese, che risplenderà fino all’1 maggio.