Marcorè è DOTTOR GALVAN Un medico allo specchio

Al Ciak debutta lo spettacolo tratto dall’omonimo romanzo di Pennac

Igor Principe

Difficile che di lui si parli come di un divo, anche perché nulla concede ai rituali della mondanità. Forse perché di tempo libero Neri Marcorè ne ha poco, impegnato com'è a dividersi tra televisione, cinema e teatro; e a fare tutto con bravura. Ultima prova, la fiction tv Papa Luciani, dove ha dato vita a Giovanni Paolo I, pontefice per 33 giorni. Il suo prossimo impegno è al teatro Ciak, dove da stasera porta in scena La lunga notte del dottor Galvan. Nato dalla felice penna di Daniel Pennac il protagonista è un medico che passando in rassegna vent'anni di carriera arriva a conclusioni non proprio felicissime sul mondo degli ospedali. «Attenzione, però - precisa l'attore - il contenuto del testo non è rilevante per eventuali denunce di sperequazioni sociali. Lo spunto da cui Pennac ha tratto il racconto è stato il bicentenario degli ospedali parigini: per l'occasione scrisse una satira del mondo medico che può essere girata contro l'ambizione dell'uomo».
In che senso?
«Ripercorrendo la sua vita, Galvan ne individua tre stadi. Il primo riguarda i suoi esordi come tirocinante, un periodo in cui tutto era dominato dalla vanità personale. L'obiettivo primario era avere un biglietto da visita altisonante che certificasse una posizione sociale più elevata rispetto ai colleghi. Con la pratica, Galvan tocca con mano la sostanza del suo mestiere e cambia idea: sviluppa un suo idealismo che lo porta a pronunciare una sorta di giuramento di Ippocrate e a strappare il biglietto da visita. Poi col tempo giungerà al terzo stadio, quello della disillusione».
Pare una critica al mito del progresso scientifico.
«C'è sicuramente l'ironia nei confronti di un certo cinismo dei medici, ma è benevola. Anche perché senza il doveroso distacco dalle sorti del paziente sarebbe impossibile esercitare la professione».
Cosa le piace di questo spettacolo?
«È un testo che mi dà una sostanziosa chance di misurarmi con me stesso. Essendo un monologo, sta a me dar voce ai diversi personaggi, il narratore, il medico, il paziente. Si crea un gioco molto dinamico di cambi di ritmo e di velocità».
Immaginiamo anche una sua passione per Pennac...
«Rientra nella categoria degli scrittori graditi, ma non è una passione. Voglio dire: non è stato il mio gusto per i suoi scritti a spingermi a interpretare Galvan. Tutto è nato grazie a Giorgio Gallione, il regista, che già in passato aveva lavorato su Pennac con Bisio (nello spettacolo Grazie!, ndr). Il testo è un racconto, non una drammaturgia, ma Gallione ne ha indovinato i tratti per poterlo mettere in scena».
Cosa si aspetta?
«Che lo spettacolo piaccia, come è accaduto in altre città».