Marcoré interrompe le recite al Modena

Una colonna di letti d'ospedale accatastati, un fondale di radiografie. È la scenografia (firmata da Guido Fiorato) di «La lunga notte del dottor Galvan» il monologo di Daniel Pennac proposto l’altra sera in prima nazionale al teatro Modena da Neri Marcoré con la regia di Giorgio Gallione. Spettacolo bellissimo per la qualità del testo (pubblicato da Feltrinelli), la regia fresca e vivace di Gallione e la recitazione naturale ed estremamente coinvolgente di Marcoré. Uno spettacolo che, purtroppo, difficilmente sarà replicato in questi giorni. Marcoré infatti ieri sera, pressato da gravi motivi familiari, non ha recitato e nonostante la sua ferma volontà a essere in teatro questa sera, non è sicuro che lo spettacolo possa andare in scena. Al proposito l’Archivolto invita gli spettatori, prima di recarsi in teatro a contattare il botteghino telefonicamente.
«La lunga notte» del titolo è quella di una domenica di plenilunio. E il dottor Galvan è un tirocinante che la trascorre in un Pronto soccorso parigino visitando malati e sognando il suo biglietto da visita da primario. Quella notte è raccontata da Galvan vent'anni più tardi mentre i ricordi si dipanano. Tutte le vicende si snodano attorno ad un malato che presenta tutte le patologie possibili, fino all'epilogo, tragico per Galvan che cambierà mestiere abbandonando la «missione» del medico, che era stata propria della sua famiglia sin dai tempi di Molière. Proprio la citazione di Molière ha consentito a Gallione l'inserimento di due brevi brani del grande commediografo in un testo per il resto mantenuto coerente e originale. La regia ha giocato sulla vivacità narrativa, su imprevisti rumori fuori scena (l'ululato ricorrente della notte di plenilunio), legando movimenti e parole alla bella colonna sonora di Paolo Silvestri.
Neri Marcorè è apparso totalmente padrone della scena. In una recitazione tranquilla, il simpatico attore ha costruito un Galvan brillante, controllato, duttile nei toni e nei volumi, perfetto nelle pause. Grandi applausi.